Due anni d’embargo russo
costano all’Italia 7,5 miliardi

I dati di Coldiretti: colpiti tutti i settori, a cominciare dal tessile. Ma pesanti le ripercussioni sulla filiera agroalimentare.

Sulla piazza Rossa ristoranti di cucina nostrana con menu ridotto per mancanza d’ingredienti, negozi di abbigliamento sguarniti dei pregiati abiti della moda italiana, file d’auto nel traffico di Mosca senza nuovi arrivi da Maranello così come da Arese e Pomigliano. A due anni dall’inizio dell’embargo russo le esportazioni del Made in Italy sono scese al minimo da almeno un decennio con una perdita stimata nel biennio di 7,5 miliardi rispetto ai valori precedenti l’embargo, sottolinea uno studio della Coldiretti. E a pagare caro il conto della chiusura delle frontiere ad una lista di prodotti, frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia, sono gli stessi consumatori russi: i prezzi del cibo in Russia sono aumentati del 31,6% in due anni - fa sapere il ministero dello Sviluppo economico russo - a causa dello «stop» deciso da Mosca alle importazioni di prodotti agroalimentari dai paesi occidentali che le hanno imposto sanzioni per la crisi ucraina.

«L’agroalimentare - sottolinea la Coldiretti - è l’unico settore ad essere colpito direttamente dall’embargo totale sancito dalla Russia ma al divieto di accesso a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni in tutto l’agroalimentare e anche negli altri settori, dalla moda fino alle auto, in cui era tradizionalmente forte la presenza italiana. Solo nel settore del tessile, abbigliamento accessori e pelli la perdita dovuta al calo delle esportazioni è stata - precisa la Coldiretti - di 2 miliardi nel biennio mentre per i mezzi di trasporto il taglio è stato di 1,2 miliardi nello stesso arco di tempo mentre 600 milioni ha perso complessivamente l’agroalimentare».

«Si tratta di un costo insostenibile - afferma il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo - per l’Italia e l’Unione Europea dove sono crollati i prezzi dei prodotti che venivano tradizionalmente esportati in Russia provocando una crisi senza precedenti in settori sensibili come ad esempio quello del latte. Lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia ha provocato peraltro in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, dal salame Italia alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla Robiola Unagrande, ma anche la mortadella Milano o il Parmesan tutti rigorosamente realizzati in Russia. In effetti - rileva la Coldiretti - alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni italiane in Russia si sommano quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione. Il rischio riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, rischia di essere frenata per la mancanza degli ingredienti principali. In alcuni casi i piatti sono spariti dai menu mentre in altri sono stati sostituiti da tarocchi locali o esteri senza però che ci sia nella stragrande maggioranza dei ristoranti una chiara indicazione nei menu».

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