Che bello lo stadio ma per bravi tifosi

Che bello lo stadio
ma per bravi tifosi

Lo stadio 2.0 è un selfie col campione. Metti che Denis vada in panchina (non ce ne voglia German) ed ecco lo spettatore pronto a catturarlo per rimandare agli amici il sorriso a denti stretti del Tanque. Perché le panchine saranno proprio lì, a stretto giro di gomito con il tifoso. Come all’Old Trafford, dove gioca il Manchester United, o allo Stamford Bridge, quello del Chelsea. O, in Italia, lo Juventus Stadium. Modello inglese: via le barriere e panchine in mezzo alla gente o quasi, nella Tribuna d’onore ristrutturata. Anche a Bergamo chi vorrà potrà sbirciare sugli appunti di

Anche a Bergamo chi vorrà potrà sbirciare sugli appunti di Mancini e capire le sue mosse, o studiare i trucchi del tecnico romanista Garcia. Tu chiamale se vuoi emozioni, peccato non ci sia più Benitez, sul quale si era scatenata l’ironia dei partenopei, dopo qualche strana prestazione del suo Napoli: Rafa, dicevano, stai ordinando una prosciutto e funghi o una marinara, invece che preoccuparti delle amnesie dei tuoi giocatori?

«L’emozione ha un costo», gongola il presidente Percassi. E mentre le tivù si vantano di regalarci (si fa per dire) in esclusiva le immagini degli spogliatoi, prima e durante la partita, le società di calcio eliminano le barriere e portano i giocatori vicino al pubblico. Uno stadio per il calcio? Una volta dava fastidio la pista d’atletica: 30, anzi 31 anni fa, per il ritorno dell’Atalanta in A, in 45 giorni via la pista e stadio ristrutturato, con una capienza che nemmeno allo Juventus Stadium si sognerebbero oggi: vedere, per credere, i 43.426 spettatori (con oltre 17 mila abbonati) di Atalanta-Inter (16 settembre 1984), record impossibile ormai da raggiungere, e i 41.475 di Juventus-Borussia Dortmund, nel febbraio scorso in Champions League. Più che uno stadio, oggi, sembra un salotto e anche Bergamo si adegua alle nuove esigenze: di sicurezza, comfort. Lo spettatore coccolato, conta la qualità più che la quantità. Quando partirà il campionato, il Comunale al massimo potrà contenere 22 mila spettatori, quasi la metà di quanti ce ne stavano trent’anni fa, o pensate ai 37.500 della semifinale europea, la notte magica col Malines nel 1988.

Altri tempi, oggi dettano legge le televisioni, gli stadi devono essere dotati di sky box con internet superveloce. E il gioco? Beh, anche quello si spera che conti ancora qualcosa e meno male che abbiamo sempre le rovesciate di Pinilla, l’emozione dell’imprevisto, se è vero che il calcio resta lo spettacolo più bello del mondo. Via le barriere, se il calciatore si avvicina allo spettatore, resta tuttavia da limare uno scoglio, quello della correttezza del tifo: sul podio della classifica (vedi il Trofeo Fair play Gaetano Scirea istituito dalla Lega Calcio e che tiene conto dei provvedimenti disciplinari a carico delle società) c’è il Sassuolo, poi Chievo e Cagliari, Empoli, Parma, Sampdoria. Una specie di classifica capovolta, con le prime due del campionato in coda, la Roma ultima, l’Inter terzultima. L’Atalanta è solo 15, vicina al Verona e un po’ più «buona» dei tifosi napoletani.. Insomma, c’è ancora un po’ da lavorare, e non è lo stadio bello che ti fa diventare bravo, se è vero che la Juventus (pur con il suo Stadium perfetto) è penultima per correttezza. E due anni fa la musica non era molto diversa, almeno per le ultime posizioni: Atalanta 14, Udinese prima davanti a Genoa e Chievo. E le grandi lontane, la Juve sempre diciassettesima e la Roma ultima... Una sfida, anche questa, da vincere. Che i giocatori siano ancora più vicini ai tifosi: a un tiro di sputo, ma diciamolo solo come battuta.

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