Una famiglia in fuga

Una famiglia in fuga

C’è una famiglia in fuga. È quella del gioielliere che qualche giorno fa ha sparato a due rapinatori uccidendoli e per questo è indagato per «eccesso di legittima difesa». Lo scenario del fatto di sangue è Ercolano, gli investigatori ne stanno mettendo insieme i tasselli per chiarire meglio le responsabilità. Ci vorrà tempo, per ora due famiglie piangono (quelle delle vittime) e una scappa, quella dello sparatore che voleva solo difendere la sua vita e i suoi beni.

Questo accade perché moglie e parenti dei rapinatori non hanno fatto mistero di volersi vendicare al più presto e con la massima ferocia. «Siamo tanti fratelli, non si può mai sapere domani mattina cosa ci passa per la testa: uno di noi può andare al suo paese e lo uccide. Il sangue è sangue», ha spiegato con una certa freddezza in Tv uno dei fratelli di Bruno Petrone, Una minaccia a viso aperto che lascia trasparire al tempo stesso disperazione e violenza, e che ci restituisce l’angoscia di vivere in una terra dove lo Stato fatica a far rispettare la legge.

Il gioielliere ha il porto d’armi dal 1975 e non ha mai sparato un colpo se non al poligono di tiro. Ora sta scappando, protetto da un programma governativo per evitare che quelle minacce televisive si trasformino in un occhio-per-occhio più concreto. «È in una località del Nord», rivela il suo avvocato. È in compagnia di uno dei quattro figli, quello che lavorava con lui.

Perché abbiamo raccontato questo spaccato di cronaca nera? Perché ci sembra tutto così surreale, persino pazzesco. E non è sempre facile credere di trovarsi dentro un brutto film per poi scoprire che si tratta della nuda e cruda realtà.


giorgio.gandola
Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

© RIPRODUZIONE RISERVATA