Un giornalista coraggioso alla ricerca di se stesso

Un giornalista coraggioso
alla ricerca di se stesso

«È nei dettagli che si scopre il mondo, non è necessario andare a Giakarta, a Rio de Janeiro per capire che succede, come onde lunghe tutto il meglio e tutto il peggio scivolano lungo i continenti fino alle nostre case e lì tutto si conclude…». Edoardo Battaglia è un giornalista «in pensione volontaria», un eretico che ha evitato alla propria carriera corsie preferenziali, a costo di rimetterci, ma senza lamentarsene. Un onesto rompiscatole che non ha mai coperto la verità. Rinuncia al successo per ritrovare se stesso. Lo fa privilegiando il privato, attraversando «La cruna dell’ego», una metafora biblica – riadattata con un titolo ad effetto, da comunicatore arguto – per affrontare la realtà con umiltà. «È la cosa giusta da fare se sei in un’età critica e vuoi andare avanti, per approdare a una situazione di normalità. La cruna indica il travaglio di questo percorso». Battaglia, cognome non casuale di un uomo coraggioso nelle sue scelte, è il protagonista del primo romanzo di Adriano De Carlo, giornalista e scrittore milanese (di origini romane e cugino del più famoso Andrea De Carlo) già autore di testi brillanti sul cinema (ne è profondo conoscitore e critico), sulle donne, persino, con ironia e tanto amore, sulla prima Inter di Massimo Moratti, e su altro ancora. Spietato ma sincero, è un campione della parola. Invincibile quand’era creativo pubblicitario (coniò lo storico slogan «Cuore di panna» per Algida) o partecipava da opinionista a talk show televisivi e programmi radiofonici. Trascinante quando impugna la penna. Inevitabilmente autobiografico. In Edoardo, e in alcune situazioni raccontate ne «La cruna dell’ego», c’è molto di Adriano. Il testo è ricco di riflessioni e considerazioni, ora profonde, esistenziali nella loro ricaduta quotidiana e universale ad un tempo, ora taglienti. Mai banali. E pronte ad accelerare nei dialoghi, serrati e avvincenti, intrisi di sale come non capita spesso. Sia tra le mura di casa, dove Battaglia vive (malvolentieri) con la figlia e il genero, sia negli incontri con colleghi ed editori ma anche durante la conoscenza (una vera e propria scoperta) di Lidia, la donna che porterà una nuova luce nella sua vita. Rigenerante. Come il romanzo che Edoardo (Adriano) a un certo punto decide di scrivere, folgorato da un’idea, «un’idea improvvisa, di quelle che fuggono nella stanza come un uccello che tenti di afferrare per restituirlo al cielo». Adriano De Carlo sa intrigare, coinvolgere. Per intenderci, si fa leggere con quella passione per la vita che Battaglia lancia alla figlia Barbara come un salvagente durante un’accesa discussione domestica.


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