Barbari «social»
e narcisismo

Le immagini dell’inno d’Italia svilito a tormentone estivo psichedelico sparato ai massimi decibel hanno suscitato l’indignazione di molti nei confronti del ministro Salvini. Il vero problema, tuttavia, è che ciò che sta ormai degenerando a livelli parossistici è il terminale ultimo di quella «mutazione» sociale tratteggiata con chirurgica maestria già nel 2006 da Alessandro Baricco nel suo saggio «I barbari». Certo, ci si indigna ancora, e per fortuna,
di fronte ad alcune totali cecità di buon senso e buon gusto da parte di primarie cariche istituzionali, ma ciò che pare ormai irrimediabilmente scomparso è lo stupore. Anche chi si indigna, infatti, è come se mettesse già in preventivo che quella determinata cosa su cui si è indignato sarebbe potuta accadere. Nessuno si stupisce più. Atrocità, volgarità, inaudite violenze dopo futili liti in discoteca, agguati con l’acido, pirati della strada, attentati, pedofilia, infanticidi, blasfemie gratuite, rimandi pornografici perpetrati al ritmo del rap.

Barbari «social» e narcisismo

Tutto è già visto, ingoiato, metabolizzato dalle nostre coscienze d’Occidente che, nella migliore delle ipotesi, s’indignano in questa fase ancora transitoria che ci sta tutti trasformando, chi più chi meno, chi più consapevolmente chi meno consapevolmente, da esseri umani solidali in barbari.

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