«Diverticoliti da incubo»: esperti a confronto

ASST BERGAMO EST .Tema dei lavori (il 30 aprile) le situazioni complesse nel paziente anziano e compromesso.

Si terrà il prossimo 30 aprile a Bergamo, presso «Daste Impresa Sociale», il congresso medico-scientifico dal titolo «Diverticoliti da incubo: decisioni critiche nella gestione multidisciplinare della diverticolite acuta complicata nel paziente anziano e fragile». L’evento, promosso da Acoi – Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani, riunirà chirurghi, internisti, anestesisti e specialisti dell’urgenza per affrontare uno dei temi più complessi della medicina contemporanea: la gestione della diverticolite acuta complicata nei pazienti più vulnerabili.

Presidente del congresso è il dott. Antonio Piazzini Albani, direttore della Chirurgia generale dell’Ospedale Bolognini di Seriate, affiancato dai responsabili scientifici dott. Michele Marini e dott. Lorenzo Vescovi .«Oggi non basta più sapere come curare la malattia – spiega il dottor Michele Marini, tra i responsabili scientifici – ma bisogna capire quando intervenire e soprattutto per chi farlo». I diverticoli sono piccole estroflessioni della parete intestinale, molto frequenti dopo i 60 anni. Si stima che circa il 65% degli individui adulti, in particolare le donne, abbia la diverticolosi. Quest’ultima, ossia la presenza di diverticoli nell’intestino, è una condizione differente dalla diverticolite, che è invece l’infiammazione dei diverticoli e che colpisce il 10-25% delle persone con diverticolosi.

«Nella maggior parte dei casi – chiarisce Marini – si tratta di forme lievi. Ma nelle situazioni complicate possono verificarsi perforazioni, ascessi o infezioni diffuse nell’addome. A quel punto la patologia diventa una vera emergenza». Il problema è destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione. Sempre più pazienti fragili arrivano in ospedale con quadri clinici complessi, che richiedono un approccio personalizzato. Se in passato la chirurgia era quasi automatica, oggi l’approccio è cambiato. «Abbiamo imparato che molti pazienti possono essere trattati senza intervento – spiega lo specialista – con antibiotici, controlli e, in alcuni casi, drenaggi radiologici».

Ma attenzione: non significa abbassare la guardia. «La difficoltà è capire quando la situazione sta peggiorando e diventa necessario operare. Ritardare troppo può essere rischioso, ma anche intervenire troppo presto può essere inutile o dannoso». Quando l’intervento è necessario, le tecniche sono oggi più evolute: laparoscopia (mini-invasiva), chirurgia tradizionale nei casi più complessi, in alcuni centri, anche robotica.

Resta però una delle decisioni più delicate: ricostruire subito l’intestino o creare una stomia temporanea?

«Sono scelte che non si possono standardizzare – prosegue il dott. Marini – soprattutto negli anziani fragili, dove ogni caso è diverso». È proprio la fragilità a complicare tutto. «Questi pazienti – spiega il medico – hanno spesso più malattie, assumono molti farmaci e hanno una minore capacità di recupero. Anche una complicanza relativamente semplice può diventare grave». Inoltre, i sintomi possono essere meno evidenti, ritardando la diagnosi. Per questo diventa fondamentale un lavoro di squadra tra più specialisti: chirurghi, internisti, anestesisti, geriatri.

Tra i sintomi più comuni: dolore addominale persistente (spesso a sinistra), febbre, alterazioni intestinali. «Se il dolore è intenso, continuo, associato a febbre alta o malessere generale – avverte Vescovi– è importante rivolgersi subito al medico o al pronto soccorso».

Tra i temi del congresso anche il ruolo delle nuove tecnologie

«L’intelligenza artificiale può aiutarci a stimare i rischi e supportare le decisioni – spiega Vescovi – ma non sostituisce il giudizio clinico. È uno strumento in più, non una soluzione». Uno degli aspetti più delicati riguarda i limiti della chirurgia. «Ci sono situazioni – ammette il medico – in cui operare non porta un reale beneficio. In pazienti molto fragili, bisogna valutare attentamente qualità della vita, aspettative e volontà della persona». Non esiste una prevenzione assoluta, ma alcuni comportamenti aiutano: dieta ricca di fibre, attività fisica regolare, buona idratazione, controllo delle patologie croniche. «Sono piccoli accorgimenti –continua Vescovi – che possono fare una grande differenza nel lungo periodo».

Il congresso bergamasco rappresenta un momento di confronto tra esperti di tutta Italia, con l’obiettivo di affinare le strategie e migliorare la gestione dei casi più complessi. «Il messaggio finale – conclude il dott. Antonio Piazzini Albani – è che non esiste una soluzione valida per tutti. Ogni paziente è unico, e così deve essere anche la cura».

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