Uso farine di insetti come cibo per animali, cautela in Italia
(ANSA) - PISA, 22 MAG - L'Italia resta uno dei Paesi più cauti per l'uso di farine di insetti come cibo per animali e la sensibilità dei consumatori non è la stessa rispetto alle varie tipologie di allevamenti: meglio per il pesce, seguito da pollo e uova, mentre nel caso del maiale ci sono le maggiori resistenze. Lo rivela uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Insects, che ha coinvolto anche il dipartimento di scienze Veterinarie dell'Università di Pisa insieme a Cornell University, Università di Parma, Tecnológico de Monterrey e Nanjing Agricultural University.
"Il pesce, e in parte anche il pollo - osserva Simone Mancini, docente dell'ateneo pisano - sono percepiti dai consumatori come più vicini a un'alimentazione naturale che include gli insetti. In realtà questo vale anche per il maiale, che è onnivoro, ma nell'immaginario dei consumatori è meno associato a questo tipo di dieta". La ricerca ha analizzato le preferenze dei consumatori in Cina, Messico, Italia, Belgio e Stati Uniti rispetto a quattro categorie di prodotti - pesce, pollo, maiale e uova - ottenuti da animali alimentati con mangimi a base di insetti: ai 3418 partecipanti adulti raggiunti con un'indagine online è stato chiesto di esprimere intenzioni di consumo, acquisto e la disponibilità a pagare anche un prezzo maggiorato in due diversi scenari, con o senza informazioni sui benefici ambientali derivanti dall'uso delle farine di insetti.
Il pesce è stato il prodotto che ha registrato la maggiore disponibilità all'acquisto, seguito da pollo e uova, mentre il maiale risulta il meno accettato, soprattutto nei Paesi occidentali. L'Italia invece risulta il Paese più prudente tra quelli analizzati, con livelli di intenzione di consumo e acquisto più bassi rispetto a Cina, Messico (con i valori più alti), Belgio e Usa. In tutti i Paesi, la conoscenza dei benefici ambientali legati all'uso degli insetti nei mangimi contribuisce a ridurre la quota di consumatori contrari all'acquisto. Tuttavia, questo effetto non si traduce sempre in una maggiore disponibilità a pagare di più i prodotti. (ANSA).
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