San Pellegrino, un sentiero alla scoperta della cascata Pissarota
LA NOVITÀ . Percorso ripristinato, l’intervento a opera de «I Priulas». L’itinerario dalla frazione Frasnito.
Lettura 1 min.Una gemma naturalistica nascosta ritrova la sua luce grazie all’impegno della comunità. Il percorso che conduce alla suggestiva cascata Pissarota, a San Pellegrino Terme, è stato ufficialmente ripristinato e dotato di una nuova segnaletica, tornando a essere accessibile a escursionisti e amanti della natura.
L’opera dei volontari
L’intervento è opera de «I Priulas», un piccolo gruppo di volontari del territorio che ha deciso di rimboccarsi le maniche per sottrarre all’incuria un angolo selvaggio e affascinante della Valle Brembana. «Abbiamo iniziato i lavori di sistemazione l’anno scorso e li abbiamo conclusi solo ora», racconta Paolo Giupponi, tra i promotori dell’iniziativa e membro de «I Priulas». «Praticamente esisteva una vecchia traccia, ma la cascata era diventata quasi inaccessibile. Se i sentieri non vengono curati costantemente, la vegetazione prende il sopravvento; inoltre non c’era alcuna indicazione e il tracciato non rientra nei percorsi ufficiali del Cai. Eppure per noi si tratta di un luogo del cuore: la zona è splendida e molto selvaggia, e da bambini venivamo sempre qui a giocare». Il recupero si sviluppa lungo un itinerario di circa un chilometro che parte da Frasnito, storica frazione di San Pellegrino Terme. La scelta del punto di partenza non è stata casuale, poiché garantisce una camminata breve e priva di pericoli, adatta anche alle famiglie. «C’è un altro sentiero che sale direttamente da San Pellegrino, ma presenta un paio di punti esposti a strapiombo», spiega Giupponi. «Per questo abbiamo deciso di concentrarci sulla via da Frasnito, che è sicura e alla portata di tutti». Nel corso degli anni, infatti, la Pissarota era scivolata in una sorta di limbo, un segreto custodito solo dai ricordi d’infanzia di pochi e progressivamente cancellato dalle mappe dell’abitudine quotidiana.
Un luogo da riscoprire
«La fitta vegetazione – continua Giupponi – e le difficoltà oggettive di accesso avevano finito per avvolgere il sito in un velo di oblio. Questo isolamento forzato aveva generato una situazione singolare tra la stessa popolazione locale: da un lato, le nuove generazioni e i residenti più recenti ne ignoravano del tutto l’esistenza, stupiti oggi nello scoprire una meraviglia naturale a pochi passi da casa; dall’altro, i più anziani o gli appassionati di storia del territorio ne conservavano una memoria puramente teorica, avendone sentito parlare nei racconti di paese, ma si trovavano nell’impossibilità pratica di localizzarla e raggiungerla in sicurezza».
Ora la cascata però è di nuovo accessibile a tutti. «Abbiamo lavorato in autonomia in un gruppetto di quattro o cinque amici, decespugliando, creando qualche gradino nella terra e posando i cartelli indicatori. Visto il nostro lavoro, anche il Comune ha deciso di intervenire realizzando la cartellonistica ufficiale posata pochissimi giorni fa».
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