Il capostazione che salvò gli ebrei sbirciando la posta: la storia in un libro

La bergamasca Alessandra De Fiori, dirigente dell’istituto comprensivo di Borgo di Terzo, racconta la storia di Andrea Albisetti, capostazione di Tradate che durante la Seconda Guerra Mondiale ha salvato la vita a molti ebrei.

Una luce accesa nel buio della Shoah, un piccolo bagliore che taglia la spirale di odio e sangue delle leggi razziali. È la storia di Andrea Albisetti, classe 1885, capostazione di Tradate (tra Milano e Varese) che durante la Seconda Guerra Mondiale ha salvato la vita a molti ebrei. Spiava nella posta i loro nomi, li leggeva in controluce, poi li andava a cercare. E li avvisava aiutandoli a fuggire dai soldati nazisti. Andrea Albisetti è l’emblema dell’uomo giusto. Lui è l’eroe moderno che ha scelto di vivere in controluce, opponendosi al regime fascista e stando dalla parte dei più indifesi. Senza dirlo a nessuno. Ma la sua storia eroica non è caduta nel silenzio e a dare voce a queste tracce «invisibili» è la bergamasca Alessandra De Fiori, dal 2014 dirigente dell’istituto comprensivo di Borgo di Terzo.

Alla storia di Andrea Albisetti ha dedicato il libro di didattica della memoria, «Il capostazione di Tradate», edito nei mesi scorsi dalla casa editrice Dialoghi. Una storia vera, tramandata dai racconti degli ebrei salvati, che ha rischiato di finire nel dimenticatoio. «Mi sono imbattuta nel capostazione Andrea Albisetti indagando su un’altra storia – spiega l’autrice –, alla fine quella di quest’uomo si è rivelata così autentica che ho voluto immaginare volti e vicende che mi permettessero di narrarla. Ho iniziato a scrivere questa storia a dicembre 2019, l’ho ripresa a febbraio 2020 per concluderla l’estate dello stesso anno». Fondamentale nella ricostruzione della storia del capostazione eroico è stata la comparazione delle fonti, scritte e orali.

Ne è nato un libro di didattica della memoria destinato ad adulti e bambini. Lo stile della narrazione è semplice, le descrizioni essenziali e prive di dettagli orridi legati ai campi di concentramento. Realismo e drammatizzazione letteraria si intrecciano sino a formare un unico filo.

«I personaggi autentici come Oscar, Dorlingo e Giannetto – prosegue la dirigente scolastica – danno vita a dialoghi del tutto immaginari e lettere frutto della fantasia di chi scrive, intrecciandosi con figure completamente inventate. Il contesto e i fatti storici narrati, le lettere e i testi delle comunicazioni inviate alle famiglie dei soldati caduti sono del tutto autentici».

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