Martedì 18 Maggio 2004

«Casa nel parco», ma il parco non c’è

Triangolo, «steccone», torri di via Caprera. Tre esempi tra i più clamorosi, ma non certo gli unici, di interventi urbanistici imponenti che dovevano essere accompagnati da adeguati spazi verdi, a disposizione dei residenti e dei quartieri. Spesso, sono stati addirittura proposti come «residenze nel parco». I parchi invece, se ci sono, sono insufficienti, trascurati, piccoli ritagli spesso non integrati nel territorio.

VIA SAN BERNARDINO «La porta del parco: la tua casa circondata da 250 mila metri quadrati di verde». Così recita la promozione pubblicitaria di uno dei più grossi interventi urbanistici degli ultimi anni, lo «steccone» di via San Bernardino. L’idea era costituire una penetrazione da via San Bernardino verso il futuro Parco Ovest: un’area prevista dal Piano regolatore con al suo interno anche piste ciclabili, parcheggi, negozi, un supermarket, spazi per enti e associazioni.

«Chiamare quell’intervento "La porta del parco" è una beffa – dice l’assessore all’Urbanistica Luigi Nappo – perché l’espressione presuppone appunto di realizzare un parco. Invece nell’accordo di programma firmato nel 1999 dalla precedente amministrazione non si fa alcun cenno a nessun parco e men che meno è stata presa in considerazione la possibilità di acquisire i finanziamenti. Noi invece abbiamo previsto di recuperare, all’interno del piano di riqualificazione dell’area ex Franchi, un milione di euro per la realizzazione di quell’area verde dalla società che effettuerà l’intervento. Intanto è partita la procedura per acquisire le aree, possibilmente con accordi bonari. Quello che abbiamo sotto gli occhi – conclude – è anche il risultato di una strana fretta: la variante all’interno dell’accordo di programma fu infatti approvata in Consiglio comunale a pochi giorni dalla fine del mandato, quando è noto che nei 40 giorni precedenti le elezioni non si possono approvare varianti al Prg».

Ben altra la versione di Enzo Rodeschini, assessore all’Urbanistica dell’amministrazione guidata da Guido Vicentini: «Quella variante aveva avuto per forza di cose un iter lungo – spiega – perché doveva passare dall’approvazione della Regione. C’è voluto quindi tempo, per questo è stata chiusa a fine mandato. Il documento, approvato dal Pirellone, aveva due obiettivi di fondo: destinare parte dell’area interessata a parco e acquisire un vecchio edificio dell’ex Gres per destinarlo in parte ad uffici pubblici e in parte a nuova sede dell’Enaip. Quanto alla data di ratifica da parte del Consiglio comunale, rammento che lo stesso Consiglio si era già espresso in quella direzione molti mesi prima, dando mandato al sindaco di provvedere alla variante del Prg, cosa che è stata fatta e poi inviata in Regione. Quindi dal punto di vista sostanziale non c’è alcun dubbio sulla legittimità della procedura. Poi, come tutte le varianti che modificano qualcosa, c’era stato un aumento di volumetria, ma sempre nel rispetto e nello spirito del Piano regolatore».

VIA CAPRERA Se dalle Mura di Città Alta si guarda verso sud, spicca nel panorama un gruppo di edifici molto più alti rispetto alle costruzioni vicine. Sono le cosiddette «torri» di via Caprera, nell’ordinato quartiere di San Tomaso de’ Calvi: un complesso di costruzioni di 10 piani di altezza per centinaia di appartamenti (nella foto Bedolis). Una massa di abitazioni a cui non è corrisposto nessun servizio in termini di verde. Per la verità, qualche altro servizio c’è: a pochi metri di distanza spuntano due minuscole costruzioni, la scuola materna e il Centro terza età. Sono i cosiddetti oneri di urbanizzazione che devono fornire i costruttori in cambio della lottizzazione, ma per quella operazione non furono previste aree verdi. O meglio, un parchetto c’è: è il parco di via Caprera, un rettangolo senza alberi a cui si accede da un altro lato, sotto la massicciata della ferrovia.

«Il precedente Piano regolatore Astengo – dice l’architetto Gandolfi – prevedeva che a sud delle torri sorgesse un Piano di insediamento produttivo, ma nel Piano vigente si è poi deciso di cambiare la destinazione, lasciando quella vasta area per il futuro Parco Ovest, che ancora non c’è. Ma per le torri non era stata prevista nessuna specifica zona verde. Come standard erano stati invece realizzati altri servizi, vale a dire i parcheggi esterni e la vicina scuola materna con il Centro terza età. La mancanza è ancora più grave se si considera che le due torri sorgono in un punto già fortemente urbanizzato e che già era privo di adeguati parchi pubblici».

Francesco Benigni, presidente della 7ª Circoscrizione, ricorda di essersi «sempre opposto a quelle costruzioni perché le ritenevamo invasive per diversi motivi. Anzitutto perché sono completamente fuori scala rispetto alle altre costruzioni del quartiere, poi perché possono essere pericolose, vista la loro altezza e la vicinanza con l’aeroporto. Il parco di via Caprera, realizzato più o meno contemporaneamente con gli oneri di urbanizzazione, era un nostro pallino, ma è assolutamente insufficiente in rapporto alle dimensioni dell’insediamento».

«L’operazione delle torri fu doppiamente anomala – conferma l’assessore Nappo – perché quando un costruttore punta sull’altezza, risparmiando quindi sui costi di acquisto dell’area edificabile, di regola recupera poi sugli spazi verdi, anche per mantenere un equilibrio tra gli edifici alti e le costruzioni circostanti. Questo non è stato fatto. C’è stato quindi un ulteriore scadimento della qualità urbana in una zona già ampiamente sconvolta anche sotto l’aspetto viario da una proliferazione di strade interne».

IL TRIANGOLO Doveva diventare un punto privilegiato di accesso al cuore della città e un’oasi dal traffico. In quel progetto c’era l’idea di realizzare e valorizzare una grande area verde che avrebbe potuto cambiare le abitudini degli abitanti e di chi avesse voluto raggiungere il centro dalla parte ovest della città.

«Al centro del complesso c’è un parco di dimensioni non trascurabili – dice l’architetto Gandolfi –, con una superficie di circa un ettaro. Però il problema è come quest’area è stata sfruttata. Il fatto è che il parco non raggiunge il suo scopo, perché avrebbe dovuto essere facilmente attraversabile, in modo da costituire la parte centrale di un percorso pedonale nel cuore della città, che da via Nullo avrebbe condotto a piazza Pontida. Questa funzione non si è attuata, anzitutto perché non si riesce ad attraversare in modo agevole e "spontaneo" il parco da via San Lazzaro al lato opposto; poi perché non si può attraversarlo in senso longitudinale, dai due porticati sui rimanenti lati. Il piano invece indicava precisamente la possibilità di entrare da tre lati, tramite dei ponticelli, che avrebbero dovuto collegare direttamente la passeggiata con i negozi e i servizi, come la posta, con quest’area verde in quota».

«Visto dall’alto – dice l’assessore Nappo – il Triangolo sembra un fortino inaccessibile: invece doveva essere uno spazio permeabile, inserito nel territorio, con connessioni ben visibili tra le vie circostanti e il parco, in modo da renderlo fruibile, nel rispetto delle caratteristiche del borgo preesistente».

Di opinione un po’ diversa il presidente della 1ª Circoscrizione, Piero Piccinelli, che osserva come «il Triangolo abbia risanato una delle zone più degradate della città, dove si trovava l’area dismessa della ex Zopfi, dotandola di negozi e servizi, compreso un parcheggio aperto tutta la notte».

(18/05/2004)

fa.tinaglia

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