Sindrome da rapina, licenziata
Ma per il giudice è da riassumere

Licenziata dalla banca dove lavorava per aver sviluppato una «sindrome da rapina», un'impiegata di Mozzanica dovrà ora essere reintegrata al proprio posto e rimborsata di 135 mila euro. Lo ha deciso il giudice del tribunale di Crema.

Licenziata dalla banca dove lavorava per aver sviluppato una «sindrome da rapina», un'impiegata di Mozzanica dovrà ora essere reintegrata al proprio posto e rimborsata di 135 mila euro. Lo ha deciso il giudice del tribunale di Crema, che ha dichiarato illegittimo il licenziamento dell'impiegata bergamasca: la donna, Raffaela Langianese, 52 anni, aveva chiesto di essere trasferita a mansioni lontane dal pubblico dopo aver subito due rapine nella filiale di Pianengo della «Banca cremasca».

Il primo colpo l'aveva superato senza particolari traumi: i banditi erano entrati, avevano chiesto il bottino ed erano scappati. Ma il secondo episodio, due mesi dopo, l'aveva davvero traumatizzata: uno dei banditi si era scagliato contro il direttore della filiale, che aveva tentato una reazione, e lo aveva malmenato.

Così l'impiegata di Mozzanica nei mesi successivi aveva sviluppato la patologia nota come «sindrome da rapina» (ovviamente subita), tanto da chiedere all'istituto di credito di essere spostata dagli sportelli. Per l'impiegata, infatti, chiunque entrasse in banca e mettesse le mani in tasca anche per prendere il cellulare e o un documento si trasformava in un potenziale rapinatore. La donna viveva questa situazione malissimo, tanto da ammalarsi e restare a casa.

Dalla filiale di Pianengo, teatro delle due rapine (avvenute nel 2005), era stata spostata a Sergnano, non più alle casse ma in un ufficio a pochi metri di distanza, dunque - a suo dire - sempre a contatto col pubblico. Nel frattempo anche il medico le aveva diagnosticato la particolare patologia. Così Raffaela Langianese era rimasta a casa in malattia. Per troppo tempo, però, secondo la banca, che il 29 aprile del 2007 l'aveva licenziata per aver superato il cosiddetto «periodo del comporto di malattia».

La donna non si è mai data per vinta e ha impugnato il licenziamento. Nei giorni scorsi la sentenza: il giudice Antonia Gradi ha dichiarato nullo il licenziamento della Langianese, che dovrà ora essere riassunta. Non solo. La «Banca cremasca» dovrà anche risarcirle un danno stimato attorno ai 135 mila euro, comprensivi degli stipendi non versati dal 2007 a oggi.

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