«Nicholas non c'entra nulla»
Il killer lo confessa alla Corte

«Non sapevo bene di cosa parlassero, ma tutti dicevano che quei due ragazzi non c'entravano niente». Anche lo stesso killer sapeva che il ventenne di Seriate Nicholas Pignataro non era colpevole di nulla, tantomeno dell'accusa di aver rubato.

«Non sapevo bene di cosa parlassero, ma tutti dicevano che quei due ragazzi non c'entravano niente». Anche lo stesso killer sapeva che il ventenne di Seriate Nicholas Pignataro non era colpevole di nulla, tantomeno dell'accusa di aver rubato, assieme all'amico brasiliano Pixote, dei soldi alla barista di Maceiò Sirlene da Silva.

Era soltanto una scusa che quest'ultima si è inventata per giustificare l'impossibilità di saldare un debito di 670 euro con Antonio Nunes da Rocha, boss di un'organizzazione criminale brasiliana conosciuta in tutto lo stato sudamericano.

Quest'ultimo, una volta «ricevuti» da Sirlene i due giovani al posto dei soldi che gli doveva – «Veditela tu, fanne quello che vuoi», avrebbe dichiarato – ha organizzato il duplice omicidio. Chi ha sparato, Fabio José Nunes dos Santos, nella sua testimonianza raccolta e filmata dalla polizia poco dopo l'arresto e trasmessa in aula durante il processo dei giorni scorsi, ha ammesso di aver capito, negli attimi concitati prima del duplice omicidio, che Niki e Pixote non avevano rubato nulla. Eppure gli sparò lo stesso, la sera del 17 maggio 2008, perché minacciato a sua volta di morte. L'agghiacciante circostanza è emersa proprio durante il processo celebrato nei giorni scorsi, al termine del quale proprio Fabio José è stato condannato a 40 anni di reclusione proprio per il suo ruolo di sicario.

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