«Imprudenze montagna, si paghi»
Valoti: impariamo dalla Val d'Aosta

Pagare le imprudenze in montagna. È acceso il dibattito sulla decisione di far pagare agli escursionisti improvvisati e inesperti il costo dei mezzi di soccorso. Oliviero Valoti, responsabile del 118 di Bergamo, guarda al modello della Valle d'Aosta.

Pagare le imprudenze in montagna e, soprattutto, non scambiare l'elisoccorso per un taxi. È acceso il dibattito sulla decisione di far pagare agli escursionisti improvvisati e inesperti il costo dei mezzi di soccorso. A Belluno la decisione è stata definita «l'Equitalia d'alta quota» e si tratta di un vero e proprio progetto di riscossione per coloro che, avventurandosi in posti pericolosi senza attrezzatura e in maniera incosciente, sono stati recuperati con l'elisoccorso. Le tariffe sono diverse e vanno dai 200 euro ai 7.750, in base alla difficoltà dell'intervento. In Trentino invece sarà applicato un tassametro: 140 euro per ogni minuto di volo dell'elisoccorso. «Le cifre non fanno una piega, sono perfettamente in linea con i costi reali di utilizzo dell'elisoccorso» commenta Oliviero Valoti, responsabile del 118 Bergamo.

L'argomento è scottante, soprattutto in questo periodo estivo di escursioni in montagna. Cosa ne pensa?
«Prima di tutto che il tema non può essere affrontato a livello provinciale. I soccorsi e gli stessi elisoccorsi sono di proprietà della Regione. Gli stessi costi sono regionali e alla fine sono a carico dei cittadini tramite il Servizio Sanitario Nazionale».
Ma come regolamentare i casi di imprudenza?
«Serve sicuramente una soluzione per far rientrare alcuni costi di servizi che vengono espletati e che non rientrano della logica dell'emergenza/urgenza».
Si tratta di alti numeri?
«No, affatto, siamo sotto l'1 per cento, ma di episodi eclatanti capitano e gli utenti se ne approfittano».
Per esempio?
«Il più classico: vado su un sentiero in infradito a fare una passeggiata e poi mi ritrovo a 2 mila metri, capisco che potrei finire nei guai e telefono al 118».
E questa imprudenza quanto può costare?
«L'uscita dell'elisoccorso per un volo di circa un'ora ha un costo che si aggira sui 2 mila euro».
Quindi sarebbe d'accordo su una tassazione?
«Pensare di introdurre un sistema che faccia rientrare i costi sarebbe utile. E anche se i casi sanzionabili sono esigui, un tariffario sarebbe un ottimo deterrente. Certo, il problema è poi un altro: chi decide e come stabilire quando sanzionare? C'è anche chi ha pensato di aprire un ufficio preposto, ma il gioco non vale la candela: sarebbero altri costi».
In Regione quindi se ne parla?
«Da parecchio tempo, ma tanti i cavilli giuridici da definire».
Lei cosa ne pensa?
«Io guardo al modello della Valle d'Aosta che ritengo molto valido e ben organizzato. Il medico in servizio decide se la persona soccorsa ha riportato un danno tale da richiedere un ricovero. In caso di ricovero, l'elisoccorso è ritenuto indispensabile e quindi il servizio è gratuito. Se non c'è infortunio e il medico lo cataloga come imprudenza l'utente viene ovviamente sempre e comunque soccorso, ma paga il servizio».
Parliamo invece di casi dove non c'è bisogno del medico, ma di un intervento prettamente tecnico...
«Se le difficoltà sono determinate da imprudenza, attrezzatura non sufficiente o corretta, cambi meteo repentini, è il tecnico del soccorso alpino che interviene per stabilire il servizio. È lui che verifica l'attrezzatura, per esempio le calzature che sono le prime a non essere idonee nei casi di imprudenza. In questi casi è il tecnico a decidere».
Soddisfatti in Valle d'Aosta?
«Da circa due anni lavorano in questo modo e pare che questo "regolamento" organizzativo sia anche un ottimo deterrente».
Ovviamente il soccorso si effettua a prescindere.
«Certo che sì, non è che l'utente possa pensare di decidere se essere recuperato o meno a seconda della gratuità del servizio. Una riflessione che però è doveroso fare c'è:c'è l'effetto negativo del tam tam mediatico relativo ai costi».
Ossia?
«Chi, per imprudenza, è veramente in difficoltà, ma per paura di dover pagare non chiama e si mette in serio pericolo. E dati i tempi di crisi questo è un aspetto da non sottovalutare».

Fabiana Tinaglia

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