I risparmi dell’Inps
E i giovani?

Negli ultimi sei anni il numero di coloro che hanno raggiunto la pensione nella fascia di età compresa fra i 55 e i 69 anni nella provincia di Bergamo è calato di circa il 20%, passando dai 92.099 nel 2011 ai 74.829 il primo gennaio 2017 con un saldo negativo di oltre 17.000 assegni che ha comportato per l’Inps un risparmio quantificabile in 9 milioni di euro. Sono questi gli effetti della riforma Fornero che nel 2011 ha corretto la riforma delle pensioni attuata dal governo Dini, secondo quanto ha calcolato la Federazione pensionati della Cisl di Bergamo.

C’è da dire che il dato è sostanzialmente in linea con gli effetti su scala nazionale della riforma e, sempre come succede anche su scala nazionale, il dato presenta un secondo aspetto: il calo del numero di coloro che vanno in pensione è simmetrico al calo del numero dei giovani che entrano nel mondo del lavoro, dato confermato in questi anni dall’incremento della disoccupazione giovanile, giunta a livelli del 40%, seppure in questi ultimi mesi è leggermente calata. Tanto che sempre la Cisl bergamasca commenta: «Più gente rimane nel mondo del lavoro sopra i 60 anni, meno gente entra sotto i 30».

Gli effetti della riforma Fornero sono evidenti e innegabili: ha innalzato il livello di età pensionabile allineandolo al progressivo alzarsi delle aspettative di vita, annullando progressivamente anche le disparità prima esistenti con ampi scarti fra l’età pensionabile di uomini e donne e fra quella di lavoratori del settore pubblico e di quello privato. Il risultato è stato quello di mettere in ulteriore sicurezza il nostro sistema pensionistico. Per quel che riguarda l’occupazione giovanile c’è da dire che la Caporetto alla quale abbiamo assistito in questi anni non è solo effetto della riforma Fornero, ma anche della crisi economica che ha portato a bloccare la nascita di nuove attività economiche, riducendo anzi il numero quelle esistenti. La crisi ha avuto anche altri due effetti secondari: un aumento del lavoro nero che ha colpito soprattutto le fasce entranti nel mondo del lavoro e un aumento dei nuovi ingressi a favore dei lavoratori extra-comunitari, per i quali è spesso più facile fare offerte senza alcuna tutela, sottopagate e senza i contributi.Tutto questo rende evidente che gli sforzi da parte di chi governa vanno concentrati a favore dei giovani con incentivi mirati e agevolazioni fiscali.

Secondo le indiscrezioni uscite finora, fra le misure economiche allo studio del governo per la manovra di quest’anno ci sarebbe proprio un allargamento degli incentivi fiscali alle aziende per i nuovi assunti, riservati unicamente alle assunzioni dei giovani sotto i 35 anni. Malgrado le proteste che si sono già levate per incentivi «mirati», proprio i dati resi noti ieri confermano come la misura vada nella giusta direzione e va dunque favorita.

Certamente non può essere isolata, ma va inserita all’interno di interventi governativi che privilegino due direzioni: la prima è quella che riguarda il finanziamento di nuove opere e gli incentivi allo sviluppo delle attività produttive, la seconda è quella che deve favorire in ogni modo possibile lo sviluppo dei consumi e l’espansione della domanda interna.

Per quel che riguarda le pensioni la cosiddetta flessibilità in uscita, cioè una nuova riduzione dell’età pensionabile, non potrà essere che limitata ad alcune eccezioni e con penalizzazioni sull’entità dell’assegno, considerando anche che si alzano progressivamente le aspettative di vita e i limiti già alzati dalla riforma Fornero sono destinati in prospettiva ad essere ulteriormente rivisti al rialzo.

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