Prego, s’accomodi

di Marco Dell’Oro

I soliti ignoti sono entrati nella pinacoteca del Castello Sforzesco, hanno staccato dalla parete tre dipinti del Quattrocento, se li sono messi sotto il braccio e sono usciti da dove erano entrati. È accaduto sabato durante il normale orario di apertura del museo.

I soliti ignoti sono entrati nella pinacoteca del Castello Sforzesco, hanno staccato dalla parete tre dipinti del Quattrocento, se li sono messi sotto il braccio e sono usciti da dove erano entrati.

È accaduto sabato durante il normale orario di apertura del museo: ad accorgersi del furto è stato, attorno alle 15, un addetto della sicurezza (sicurezza?), ma l’allarme è stato lanciato attorno alle 20, quando è stata avvertita la polizia. A poco serve dire adesso, – come fanno la responsabile del Castello Sforzesco e la responsabile dei musei all’interno della fortezza milanese – che i tre piccoli dipinti hanno un valore museale, e cioè il valore attribuito a un’opera che esce dalla sua sede per una mostra o un restauro, di 25 mila euro ciascuno, ma in realtà «in una bottega antiquaria non si supera qualche migliaio di euro».

Il problema della sicurezza rimane. Il ladro, o i ladri, hanno tagliato il filo a cui i quadri erano appesi. Le piccole dimensioni (25 centimetri per 25 centimetri) fanno pensare a un banale zainetto, come nascondiglio, ma questo - evidentemente - non fa che peggiorare il bilancio di una vicenda incredibile in cui un museo sembra un gruviera e i guardiani personaggi di Woody Allen.

Quando i turisti portavano fuori da Pompei reperti archeologici, ministeri e sovrintendenti si difendevano dicendo che l’area è troppo vasta per essere protetta. La sala del Castello Sforzesco è, appunto, una sala. Dotata di telecamera di sorveglianza. Resta da capire perché si è voltata dall’altra parte, quando ha riconosciuto Arsène Lupin.

© RIPRODUZIONE RISERVATA