Giovedì 14 Gennaio 2010

Aosta: libagioni
alla Fiera dell'Orso

Il cuore di Aosta si prepara ad accogliere decine di migliaia di visitatori in occasione della Fiera di Sant'Orso, il cui significato esula dalla semplice manifestazione legata all'artigianato di tradizione, per esprimere e connotare l'arte, la storia e l'enogastronomia valdostana.

La grande festa popolare della regione alpina è datata per tradizione all'anno 1.000 (quella di quest'anno sarà, dunque, la 1.010/a edizione): racconti leggendari narrano, infatti, che la Fiera abbia avuto inizio proprio di fronte alla Chiesa dove Sant'Orso, vissuto anteriormente al IX secolo, era solito distribuire ai poveri indumenti e "sabot", tipiche calzature alpine in legno.

L'evento che caratterizza la due giorni della Fiera è l'esposizione allestita nel centro storico del capoluogo valdostano, lungo l'asse che va da piazza della Repubblica a piazza Arco d'Augusto, ed ha il suo cuore nel borgo di Sant'Orso. Qui un migliaio di espositori, in rappresentanza di tutti i settori tradizionali, presentano prodotti artigianali di scultura ed intaglio su legno, lavorazione della pietra ollare, del ferro battuto e del cuoio, tessitura del "drap" (stoffa in lana lavorata su antichi telai in legno), e poi merletti, vimini, oggetti per la casa, scale in legno, botti.

Tra gli oggetti più apprezzati vi sono i tradizionali taglieri in legno, spesso decorati con rosoni (il più tipico è il "copapan", corredato di coltello che serve per frantumare il pane nero), marchi per il burro e per il pane, culle per neonati, e ancora pentole e contenitori in pietra ollare, capi di abbigliamento (dalla lavorazione dei pizzi al tombolo, tipica di Cogne, alla tessitura della canapa a Champorcher fino ai sabot in legno), attrezzi per il lavoro nei campi come le scale per la raccolta dei frutti, il rastrello per la fienagione, vari tipi di cesti, la slitta per il trasporto del fieno.

A tutto ciò si aggiungono sculture e bassorilievi a soggetto agro-pastorale, che spesso sono vere e proprie opere d'arte.
Tra un bicchiere di vino ed una polenta fumante, una danza folk ed il concerto di una corale, si giunge al momento "cloù" nella notte tra il 30 e il 31 gennaio con la "Veilla": musica, canti, libagioni e spuntini nelle vie e anche nelle storiche cantine del centro (per l'occasione aperte ai visitatori) per trascorrere una notte di festa in allegria fino all'alba.

a.ceresoli

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