Martedì 19 Giugno 2012

Pitti Uomo
sfida la crisi

Pitti Uomo, alla sua 82ª edizione, torna puntuale alla Fortezza da Basso di Firenze con 1.053 marchi dei quali il 39,5% proveniente dall'estero. Da oggi e fino a venerdì in mostra ci sono le tendenze della prossima primavera/estate, all'insegna di materiali naturali, forme morbide, colori brillanti e uno stile più casual. In scena anche una decina di aziende bergamasche che puntano sulla qualità dei tessuti e delle linee e che hanno la loro personale ricetta anticrisi, che parla di tanto export e di una specializzazione sempre più forte.

È il caso della Mino Ronzoni, nota in particolare per Tosca Blu. L'azienda di Ponte San Pietro - un fatturato stimato per il 2011 di 67 milioni, più 24% sul 2010 - ora spinge sull'abbigliamento e le calzature con un nuovo marchio, Minoronzoni 1953. «Ora punto a prezzi competitivi per entrare in altri settori merceologici - spiega il titolare Giacomo Ronzoni -. Parto dall'Italia e punto all'Europa oltre che ai Paesi Arabi e alla Russia». Previsioni di fatturato? «Un milione e mezzo per il 2013, crescendo con il pacchetto clienti: da 230 già acquisiti a 1.800 nei prossimi 4-5 anni».

Per la Camiceria Maffeis questo ultimo periodo è stato in controtendenza: «Nel nostro piccolo (il fatturato del 2011 è poco sotto i 2 milioni) stiamo lavorando con diversi riassortimenti - commenta il titolare Paolo Maffeis -. C'è anche da dire che esportiamo l'88% e questo ci avvantaggia». Un lavoro ancora tutto sartoriale, con un obiettivo per il prossimo anno: «Arrivare in Cina», mercato dove ha puntato anche Mazzoleni Gloves, azienda di Mozzo: «Abbiamo risentito della crisi italiana dove abbiamo avuto un forte calo degli ordini, che sono stati sopperiti da un rafforzamento dell'export asiatico», spiega Daniela Lozza, responsabile delle vendite per l'estero. Il fatturato si attesta sul milione di euro e l'azienda, che continua con una collezione di alta gamma, cerca uno sbocco anche nei Paesi Arabi: «Soprattutto con i modelli estivi, molto glamour e giusti per un mercato che punta sul lusso».

Puntano sulla distribuzione attraverso monomarca alla Indas di Medolago che produce e distribuisce Etiqueta Negra e Tortuga Academy: «Siamo soddisfatti dei risultati ottenuti da inizio stagione estiva in termini di vendite tanto più considerando il contesto di incertezza economica - commenta Simona Abati, presidente di Indas Retail -. Nonostante ciò, i nostri negozi monomarca, sia in Italia sia all'estero, ci hanno dato un forte segnale positivo, raddoppiando negli ultimi mesi i fatturati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Forte impulso dal mercato estero: «Germania Austria e Svizzera crescono a due cifre e anche la nostra importante presenza sul mercato francese ci ha permesso di aprire 4 negozi monomarca nell'ultimo anno e di pianificare altre 2 importanti aperture per il 2013: a Parigi e a Megève».

A Londra con il primo monomarca sbarca invece il Calzificio Bresciani: «Nel 2013 con la linea di calze e la nuova collezione di intimo - spiega Massimiliano Bresciani -. Proprio per sviluppare un discorso di monomarca serve anche differenziarsi e farsi conoscere su più settori. La nostra ricetta è quella di non abbassare la qualità e rafforzare il brand». Con un fatturato nel 2011 di 3 milioni (+4,5% rispetto al 2010), l'azienda di Spirano realizza all'estero il 90% dei guadagni. L'Oriente resta dunque il mercato preferito dalle aziende bergamasche.

Anche il Maglificio Scaglione è cresciuto con l'export (il 40% del fatturato) con ottimi riscontri in Giappone e la voglia di arrivare negli Usa in modo più continuativo: «Nel 2011 siamo cresciuti attestandoci sui 3 milioni e 200 mila euro - commenta il titolare Giovanni Scaglione -. La crisi si fa sentire e sta facendo selezione sul mercato. Da qui l'importanza di essere sempre più specialistici su quello che si sa fare meglio».

Anche per Capobianco, brand della Duelle Industria di Zanica, il Giappone è uno dei Paesi dove esporta maggiormente, con un incremento delle vendite nel 2011 del 20% in Italia e del 40% all'estero e un fatturato che nel 2011 si è assestato sui 2 milioni. «Nuovi nostri interlocutori saranno la Russia e la Corea - spiega il titolare Marco Lorenzi -. Tra gli obiettivi quello di accorciare le distanze con gli Usa». Nuovi sbocchi, anche per fare rete: «Rete, intesa come relazioni forti sia con i fornitori che con i rivenditori, per far fronte comune nell'affrontare questo periodo difficile - commenta Giuseppe Bettinelli, amministratore delegato della Compagnia delle Pelli dell'azienda di Bonate Sopra -. Con i fornitori lavoriamo soprattutto per la ricerca di nuovi materiali e nuove tecniche che migliorino continuamente la qualità dei nostri prodotti e che al contempo aiutino anche nella formulazione di un'offerta più ampia in termini di prezzi».

Per il futuro la Pinetti di Brusaporto ha due obiettivi principali: inaugurare, entro l'inizio del 2013, il primo monomarca all'estero, per la precisione in Cina, dove nei giorni scorsi è stato aperto (a Canton) un «shop in shop (alla lettera negozio nel negozio, ndr)» all'interno di un punto vendita. «Si tratta di un progetto pilota - precisa il responsabile design e sviluppo prodotti Lorenzo Pinetti - e non escludiamo di inaugurare altri monomarca ad esempio in Giappone». Più in generale la Pinetti (15 dipendenti) guarda ai Paesi del Far East, ma anche alla Russia, con un giro d'affari che già l'anno scorso è tornato ai livelli precrisi attestandosi a oltre 2 milioni di euro, mentre nel primo semestre 2012 è in crescita del 20%.

Anche il Maglificio Dalmine (75 dipendenti) punta sull'export, da cui deriva l'85% del suo fatturato, e su una fascia di mercato alta. Il presidente Daniele Grassi spiega: «Il calo della domanda interna si fa sentire e allora non resta che guardare ai mercati extra Ue: Cina, Giappone, Russia e Usa».

e.roncalli

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