Migranti, i viaggi dell’orrore
«Noi, fuggire o morire»

Su 500 richiedenti asilo intervistati a Roma e in Sicilia tutti hanno riferito di aver subito trattamenti crudeli inumani e degradanti.

La maggior parte porta sul corpo i segni delle violenze e delle torture, come cicatrici, bruciature ed ematomi. Purtroppo, impossibili da dimostrare sono le ferite invisibili che causano disagio psichico, incubi notturni, disturbi da stress post traumatico, ansie e depressioni. Tutti i racconti sono stati raccolti, direttamente sul campo, dagli operatori dell’organizzazione umanitaria Medici per i diritti umani (Medu), comprovati da visite mediche e psicologiche.

Il resoconto è confluito nel rapporto «Fuggire o morire. Rotte migratorie dai Paesi sub-sahariani verso l’Europa» reso noto il 29 luglio. Medici e psicologi li hanno ascoltati nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) per richiedenti asilo in provincia di Ragusa e al Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo, in provincia di Catania, e in alcuni insediamenti informali a Roma (edifici occupati, baraccopoli, stazioni ferroviarie). Eppure, nonostante prove su prove, c’è chi si ostina ad affermare, citando semplicemente la testimonianza di un interprete e spacciandola per «inchiesta», che le storie dei richiedenti asilo «sono studiate a tavolino» e quelle raccontate davanti alla Commissione territoriale sono solo «bugie dei clandestini».

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