Concilio, il silenzio dei cardinali - Video
Il maggiordomo di Giovanni XXIII spiega

Il maggiordomo di Papa Roncalli, Guido Gusso, racconta in una video clip i retroscena della notizia di celebrare un Concilio che Papa Giovanni XXIII diede per la prima volta ai cardinali a San Paolo fuori le Mura. Sulla ricorrenza anche le testimonianze di mons. Giuseppe Bettazzi e Raniero La Valle. Guarda il video on line su Vatican News, realizzato insieme alla bergamasca Officina della Comunicazione.

A sessant’anni dall’annuncio, cosa resta ancora del Concilio Ecumenico Vaticano II? Il vento del rinnovamento ha cessato di spirare? La primavera della Chiesa è già appassita? Gli interrogativi si susseguono ad ogni anniversario dell’assise conciliare. Non c’è successore di Papa Giovanni XXIII che nei propri discorsi, messaggi, encicliche abbia mancato di riaccendere i riflettori su quel periodo storico, così pregno di sostanza tanto per la Chiesa, quanto per l’umanità intera. Gli anni del Concilio – dall’annuncio fino al passaggio delle consegne a Paolo VI – sono stati segnati dalle tensioni fra Unione Sovietica e Stati Uniti. Il culmine venne raggiunto nei 13 giorni – fra il 15 e il 28 ottobre 1962 quando il mondo arrivò sull’orlo del disastro nucleare.

Ciò avveniva a pochissimi giorni dall’apertura del Concilio ecumenico (11 ottobre 1962), da quel discorso della luna divento celebre - pronunciato a braccio dal pontefice - capace di commuovere l’intero pianeta. L’ordine globale, allora, sembrò precipitare nel baratro di un conflitto atomico. È insomma il periodo della Guerra Fredda che si intreccia con clamore e contrasta con il clima di una Chiesa ansiosa di cambiamenti. «Il fatto che l’azione diplomatica della Santa Sede fosse comunque portatrice di un messaggio religioso non poteva lasciare indifferente i Paesi dell’orbita sovietica - ha scritto la studiosa Romina De Carli -. E se il corpo diplomatico dei Paesi occidentali non sembrò cogliere subito la portata dell’annuncio di Giovanni XXIII, il Pcus non poté non percepire la minaccia antisovietica che poteva nascondersi dietro una collaborazione ecumenica tra la Chiesa ortodossa e la Chiesa cattolica». «In questo clima di tensione e, soprattutto, il grave stato di salute del Pontefice (che sarebbe morto il 3 giugno 1963 Ndr) – aggiunge De Carli - potevano far presagire il tentativo del settore più intransigente della Curia Romana di insabbiare il progetto di un rinnovamento della Chiesa cattolica; la trasmissione in diretta televisiva dell’apertura della prima sessione e la cruciale importanza che ebbe l’intervento mediatore di Giovanni XXIII nella crisi dei missili, garantirono senz’ombra di dubbio la continuità del progetto conciliare anche sotto il pontificato di Paolo VI».

Due ipotesi con Pio XI e XII
Sulla concomitanza temporale Concilio-Guerra Fredda c’è chi non ha risparmiato congetture, ma di fatto l’idea di un Concilio nel XIX secolo era già stata avanzata da due altri Pontefici: Pio XI che volle prima veder risolta la «questione romana» e Pio XII che ebbe fra le mani un documento dei porporati Ernesto Ruffini e Alfredo Ottaviani con i motivi dell’indizione. In Papa Roncalli, l’idea conciliare era spuntata già il giorno dopo l’elezione, come lasciò scritto il segretario Loris Francesco Capovilla: «Me la confidò per la prima volta il 30 ottobre 1958, nemmeno quarantotto ore dopo l’elezione. Non era una decisione, ma nemmeno un’idea buttata lì. Il primo appunto scritto reca la data del 2 novembre. Giovanni XXIII accennava ai suoi collaboratori più intimi all’eventualità dell’universale collocazione, quasi en passant».

Giovanni XXIII ne parlò anche con Tardini e vergò nel suo diario queste note: «Nel colloquio con Tardini segretario di Stato volli assaggiare il suo spirito circa l’idea che mi venne di proporre ai membri del S. Collegio che converranno a San Paolo il 25 corrente per la chiusura dell’ottavario di preghiere, il progetto di un Consiglio [sic] Ecumenico da radunarsi omnibus perpensis a tempo debito coll’intervento di tutti i vescovi cattolici di ogni rito e regione del mondo. Ero assai titubante ed incerto. La risposta immediata fu la sorpresa più esultante che mi potessi aspettare. “Oh! Ma questa è un’idea, una luminosa e santa idea. Essa viene proprio dal cielo, Padre Santo, bisogna coltivarla, elaborarla e diffonderla. Sarà una grande benedizione per il mondo intero”. Non mi occorse di più. Ero felice. Ringraziai il Signore di questo disegno che riceveva il primo sigillo che potessi attendermi quaggiù a pregustamento di quello celeste che umilmente confido non mi vorrà mancare. Ave mundi spes Mari: ave mitis, ave pia».

A distanza di sessant’anni, anche a Papa Francesco viene chiesto di esprimersi sul Concilio. Intervistato, tempo addietro, da Antonio Spadaro, direttore de «La Civiltà Cattolica» che gli chiedeva che cosa avesse realizzato il Concilio Vaticano II, Bergoglio rispose: «Il Vaticano II è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi».

E ad Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che durante un colloquio con il Pontefice gli fece notare: «Lei non parla molto del Concilio», la risposta del papa fu lapidaria: «Il Concilio bisogna farlo, più che parlarne».

Oggi la Chiesa Francesco «povera e per i poveri» appare decisamente ispirata al Concilio e alla Lumen Gentium di Paolo VI: «La Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani – scrive Montini della costituzione apostolica - non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche con il suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione»; «la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne l’indigenza e in loro cerca di servire il Cristo». Parole che si specchiano drammaticamente nella situazione attuale.

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