Sciopero della spesa: acquisti ridotti del 30%

Sciopero della spesa: acquisti ridotti del 30%Uno sciopero della spesa è stato indetto per oggi dall’Intesa dei consumatori per protestare contro l’inarrestabile aumento dei prezzi, saliti alle stelle con l’avvento dell’euro. LL’obiettivo è quello di «salvare il portafoglio almeno per un giorno», ma anche di testimoniare la generale insofferenza delle famiglie per il carovita e di «incalzare il governo a compiere una decisa inversione di rotta in tema di politica economica».

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Spesa ridotta di un terzo questa mattina per lo sciopero degli acquisti proclamato dall’Intesa dei consumatori. In base ai primi dati raccolti dalle quattro associazioni (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) che hanno organizzato la mobilitazione, nelle principali città italiane lo shopping è diminuito tra le 9 e le 11 di circa il 30%. In linea con la media nazionale anche la partecipazione nella Bergamasca: almeno il 30% dei cittadini ha aderito totalmente all’iniziativa, ma molti di più sono quelli che hanno rinunciato parzialmente a fare spese. Acquisti diminuiti del 35% a Roma, del 32% a Milano, del 30% a Firenze, del 32% a Bologna, del 33% a Bari e del 37% a Palermo. Le città che hanno aderito con maggiore decisione sono Torino con diminuzione del 39% e Napoli (-42%).

Quella di oggi è stata la terza giornata di sciopero della spesa indetta dall’Intesa dei Consumatori. In città, le associazioni dei consumatori si sono date appuntamento al Quadriportico del Sentierone per sensibilizzare i cittadini. A livello nazionale, invece, lo sciopero ha raggiunto il suo culmine nel presidio organizzato dalle associazioni a Piazza Montecitorio di fronte al Parlamento. Cinque le proposte fatte al Governo: istituzione di un’Autorità nazionale dei prezzi, convocazione delle Associazioni dei consumatori in vista del dibattito sulla Finanziaria 2004, moratoria per un anno delle tariffe dei servizi pubblici a carattere nazionale e locale e sull’imposizione fiscale dei Comuni, creazione di osservatori locali per prezzi e tariffe e conseguente informazione capillare ai consumatori, sanzioni in caso di eccesso di rialzo dei prezzi e agevolazioni per i piccoli esercizi commerciali facilitando i gruppi di acquisto.

Lo sciopero dei consumatori è cominciato fin dal mattino con la rinuncia a fare colazione al bar, poi è proseguito per tutta la giornata: uso limitato del telefono cellulare, pranzo portato da casa senza acquistarlo fuori, rimandati gli acquisti di scarpe o capi di abbigliamento e almeno per una sera niente cinema nè teatro.

Secondo l’Adiconsum per molti prodotti si è verificato in questi anni il cambio automatico da mille lire a un euro e così, per esempio, il prezzo delle ciliegie è passato da 4-6.000 lire a 4-7 euro al chilo, quello delle pesche da 1.500-2.000 lire a 1,50-2,50 euro e nei ristoranti il prezzo di una cena è praticamente raddoppiato, da 35.000 lire a 35 euro. Lo stesso vale per i capi d’abbigliamento, per le operazioni bancarie e per il corredo scolastico.

Alla giornata di sciopero hanno dato la loro adesione numerose associazioni, tra cui la Fabi (Federazione autonoma bancari), la Confederazione italiana agricoltori e la Coldiretti, tutti i sindacati confederali, in particolare la Cisl Lombardia, e anche alcuni gruppi politici, come i Ds bergamaschi.

(16/09/2003)

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