Ponte S. Pietro, trielina nel pozzo Isolotto

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Che sia «avvelenata» non l’ha ancora stabilito nessuno. Di certo, però, l’acqua estratta da uno dei pozzi che rifornisce l’acquedotto di Ponte San Pietro è al di sopra dei limiti di potabilità stabiliti dalla legge. A lanciare l’allarme è il Dipartimento di Bergamo dell’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, in un documento inviato due giorni fa non solo al Comune di Ponte, ma anche di Paladina e di Valbrembo, dov’è stata riscontrata un’analoga contaminazione anche se in pozzi d’acqua per usi industriali. Al centro dei controlli, il pozzo «Isolotto» di Ponte San Pietro, dove i tecnici ambientali hanno riscontrato il superamento della concentrazione limite per quel che riguarda il tetracloroetilene, un solvente della «famiglia» delle trieline.

La presenza di questi composti organo-alogenati in diversi pozzi di tutta la zona era già stata segnalata in passato, ma l’entrata in vigore, il 25 dicembre scorso, del Decreto n. 31 del 2 febbraio 2001 ha determinato le condizioni di non potabilità delle acque estratte, poiché ha abbassato il limite della sommatoria di tricloroetilene (trielina) e tetracloroetilene (percloroetilene) da 30 a 10 microgrammi per litro d’acqua. Secondo gli ultimi rilevamenti, dal pozzo «Isolotto» esce acqua dove i solventi in questione si attestano attorno ai 14 - 15 microgrammi per litro, potabilissimi fino alla notte del Natale scorso, «velenosi» da Santo Stefano in poi.

Sulla potabilità dell’acqua dell’«Isolotto», l’Asl non si è ancora ufficialmente espressa, tuttavia - per bocca del direttore del Dipartimento di Prevenzione, Bruno Pesenti - fa sapere che non chiederà di sospenderne l’erogazione: «In questo caso - dice il funzionario dell’Azienda sanitaria - il rattoppo sarebbe peggio del buco, visto gli enormi disagi che creeremmo alla popolazione. Di certo ne sconsigliamo l’uso, anche se i livelli di inquinamento sono rimasti gli stessi dei mesi scorsi, quando l’acqua, per legge, la si poteva bere senza problemi. La legge, comunque, va rispettata, e l’acqua del pozzo tornerà ad essere ufficialmente potabile solo dopo che entreranno in funzione i filtri che il Comune si sta apprestando a impiantare».

Sembra di capire, dunque, che grossi problemi per la salute non ci siano. Se assunte per lungo tempo - e ad alte concentrazioni, non quelle (dicono gli esperti) registrate fino ad oggi - queste trieline possono comunque provocare danni al sistema nervoso centrale e periferico o problemi gastrointestinali. Quanto alla causa dell’inquinamento, l’Arpa non è ancora riuscita a scoprirla: il percorso a ritroso ha portato a Paladina e Valbrembo, dove però le trieline sono state trovate solo in pozzi ad uso industriale e di natura diversa rispetto a quelle riscontrate a Ponte. Servono dunque nuovi campionamenti, fondi permettendo.

(14/05/2004)

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