Midali, il panettiere-fotografo
fra i big del Cinema di montagna

Tra i sei bergamaschi che in 56 edizioni hanno partecipato al Festival internazionale del cinema di montagna figurano Ermanno Olmi (che fu premiato nel 1959 e nel 1970) e Bruno Bozzetto. E forse, a pensarci, a Baldovino Midali, vengono un po’ i brividi. Lui, panettiere di professione e fotografo naturalista di passione, sarà tra i 43 registi che, dal 21 aprile al 3 maggio, a Trento, si contenderanno la prestigiosa «Genziana d’oro», il gran premio del concorso.

Alla 57 esima edizione del festival, con la direzione artistica di Maurizio Nichetti e la giuria presieduta dall’attore-regista Giuliano Montaldo, saranno in concorso solo nove italiani, gli altri arriveranno da ogni angolo della Terra: Stati Uniti, Cina, Giappone, Iran, India, Germania, Francia, Gran Bretagna, Finlandia. Selezionato tra 330 candidature, il film di Baldovino, girato in alta Valle Brembana, racconta le nostre montagne, i nostri animali, la loro vita nelle stagioni e l’importanza dell’elemento acqua.

Mezz’ora di scene sull’«Acqua e le stagioni della montagna» che il panettiere di Branzi ha «rubato» in dieci anni di appostamenti, nascosto per lunghe ore in un capanno, nei boschi o lungo i ruscelli sperduti dell’alto Brembo. Ogni stagione è raccontata attraverso il ciclo dell’acqua e con gli animali: tassi, scoiattoli, cince, francolini di monte, rane montane, cornacchie, pettirossi, cesene, crociere, camosci e trote. Ma la montagna è anche il rumore della pioggia sulle foglie degli alberi, il gorgoglio del ghiaccio che si scioglie al sole, lo sbocciare dei crocus, un’ape sui fiori di un salice o lo scroscio di una cascata.

Il documentario di Baldovino, con i testi di Flavio Galizzi di San Pellegrino, la voce di Ivano Pelizzoni e la musica della McHarmony di Stezzano, sarà proiettato il 27 e il 30 aprile.

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