Giovedì 16 Dicembre 2010

Paolo Conte, Ac/Dc, Rammstein:
ecco i dischi preferiti dal «Bepi»

È toccato al Bepi, al secolo Tiziano Incani l'onore di chiudere con grande successo di pubblico il ciclo di quattro incontri «5 dischi per l'isola deserta» organizzato dalla biblioteca e dall'amministrazione comunale di Fino del Monte.

Dopo il camuno Alessandro Ducoli, Danilo Sacco (dei Nomadi) e Cristina Donà, si è presentato per chiudere l'iniziativa anche il Bepi, il cantautore orobico doc amatissimo in valle e non solo, divenuto famoso per le sue canzoni in dialetto bergamasco e dal sapore tipicamente nostrano per raccontare, come hanno fatto gli altri artisti prima di lui, quali dischi porterebbe con sé su un'isola deserta e soprattutto perché. «Il primo – ha spiegato – è "Concerti" di Paolo Conte e il motivo è semplice: sono cresciuto con la musica italiana, appartiene ad un periodo molto preciso della mia vita; e tra tutti i cantautori, spicca in assoluto Conte, perché è quello che mi ha dato emotivamente di più».

Bepi continua la sua lista. «Porterei anche "Ten" di Trace Adkins, il cantante della musica country molto apprezzato in America. Lui mi dà l'idea dell'uomo vero, alternativo, che sovverte i valori pur nella semplicità. È capace di dare e dire moltissimo con uno stile particolare, solo suo». Mancano ancora tre dischi. Pochi, ma Bepi non mostra incertezze. Il suo terzo album è "Sehnsucht" dei Rammstein, un gruppo tedesco heavy metal, «che ha rivoluzionato il mondo del metal, proponendo canzoni anche melodiche e ironiche discostandosi dallo stereotipo della musica hard forte e "cattiva"».

Al quarto posto, arriva un album di un gruppo che per Bepi non ha bisogno di molte parole per essere presentato perché, per lui, è l'icona del rock: il «Live in Donnington» degli Ac/Dc. All'ultimo posto, ma non meno importante, Bepi piazza l'album «Huttensauber in Tirol» di artisti tirolesi. «Un popolo non tanto distante da noi, ma che ha sviluppato una cultura dell'ambiente e uno stile di vita in armonia con la natura, che noi ancora non abbiamo».

Laura Vallari

a.ceresoli

© riproduzione riservata