Partito da Orio per combattere in Siria Dissociato dall’Isis, ora vorrebbe tornare

Partito da Orio per combattere in Siria
Dissociato dall’Isis, ora vorrebbe tornare

È l’ipotesi degli inquirenti su un presunto foreign fighter marocchino di 21 anni imputato per terrorismo internazionale

Avrebbe intenzione di rientrare in Europa, dopo essersi dissociato dall’Isis, Monsef El Mkhayar, presunto foreign fighter marocchino di 21 anni partito per la Siria nel 2015 e imputato a Milano per terrorismo internazionale. È l’ipotesi degli inquirenti che segue una testimonianza resa dalla zia del giovane nella scorsa udienza del processo. «Voglio tornare in Italia, voglio uscire da qui e scappare dalla guerra perché non ho trovato quello che cercavo», avrebbe detto alla zia il giovane, che in Siria si è sposato e ha avuto una figlia. Gli inquirenti stanno verificando se Monsef stia davvero cercando di rientrare verso l’Europa e, da quanto si è saputo, questa sembra un’ipotesi probabile anche perché la famiglia del giovane ha improvvisamente interrotto i contatti che aveva con la Digos. A carico di Monsef pende una misura di custodia cautelare in carcere richiesta dal pm Piero Basilone.

Monsef, stando all’inchiesta del pm Basilone, nel 2014 sarebbe riuscito a convincere l’amico Tarik Aboulala, con cui condivideva una casa a Milano messa a disposizione da una comunità per minori di cui erano ospiti, a seguirlo «verso la strada di Allah». Il 17 gennaio 2015, i due erano partiti da Bergamo per Istanbul per poi raggiungere in pullman la Siria, come dimostra una foto pubblicata il giorno dopo sul profilo Facebook di Monsef. A quel punto, i loro cellulari non hanno dato più segnali per tre mesi, periodo nel quale hanno seguito «l’addestramento militare» del Califfato. Nel dicembre successivo dalla Siria Monsef ha aperto un altro profilo con un nuovo nickname per fare proselitismo, mentre già nel luglio 2015 i due avevano contattato un ragazzo che era stato ospite con loro in comunità tramite WhatsApp per convincerlo a raggiungerli. La famiglia ha sempre cercato di convincere Monsef a tonare e ad abbandonare l’Isis e fino a qualche settimana fa era in contatto anche con gli investigatori. Ora questi contatti si sarebbero interrotti. La sensazione degli inquirenti è che il giovane voglia davvero cercare di tornare. Tuttavia, qualora venisse rintracciato in Europa finirebbe in carcere su mandato d’arresto europeo


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