Il brindisi cinese
... sempre meno italiano
di Giorgio Gandola
Prosit. Non possiamo dire altro davanti alla decisione muscolare della Cina di aprire una procedura antidumping (pratica commerciale scorretta) contro i vini provenienti dall'Europa, in particolare dall'Italia e dalla Francia.
Prosit. Non possiamo dire altro davanti alla decisione muscolare della Cina di aprire una procedura antidumping (pratica commerciale scorretta) contro i vini provenienti dall'Europa, in particolare dall'Italia e dalla Francia. Che significa? Significa che le bottiglie di Chianti, di Barbera e di Bordeaux rischiano un aumento di tasse doganali. Chi si azzarda a farsi un'alzata di spalle sappia che tutto ciò vale 77 milioni di euro all'anno di danno economico.
La decisione è stata presa dalle autorità asiatiche per ritorsione contro l'Unione europea che, qualche giorno fa, aveva deciso di aumentare i dazi d'importazione dei pannelli fotovoltaici cinesi. La guerra «pannelli contro vino» è singolare e la reazione dei cinesi dimostra che i saggi eredi confuciani sono pronti a difendere i loro interessi a qualunque costo. Non è la prima volta e, a differenza dei loro gentilissimi modi, talvolta calzano l'elmetto. Problemi con Taiwan? Subito la flotta incrocia in quelle acque per un'esercitazione. Difficoltà con il Giappone per uno scoglio? Ambasciatore ritirato e bicipite lucido. Prima delle olimpiadi di Pechino, il governo finanziò e realizzò una straordinaria ferrovia che attraversava il Tibet, la più alta del mondo, per collegare direttamente la capitale a Lhasa. Un regalo ai turisti? No, all'esercito, che in caso di sommosse avrebbe più velocemente trasportato truppe e autoblindo sul tetto del mondo. Diceva Lao Tzè: «La somma delle parti non costituisce il tutto». Ma quasi.
Giorgio Gandola
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