Kabi, piumini made in Bergamo «Da noi la vera filiera italiana»

Kabi, piumini made in Bergamo
«Da noi la vera filiera italiana»

«Io non so se corrisponda al vero quanto visto a Report, io parlo di quello che produco».

Concretezza bergamasca quella di Dietelmo Pavoncelli, titolare della Kabi di Spirano e proprietario del marchio «+Mini», linea di copricapi in piuma d’oca dal taglio modaiolo: «Non è un mistero: la stragrande maggioranza dell’abbigliamento viene fatta fare o viene acquistata integralmente all’estero, in particolare nell’Est Europa, in Nord Africa e Oriente». E lo dice con molta chiarezza: «Io sono tra i pochi che fa tutto in Italia. E questo non vuol dire, come invece fanno molti, importare dall’estero e in Italia tagliare l’etichetta della provenienza o inserire diciture come “disegnato o concepito in Italia”». Questa situazione, secondo Pavoncelli, è anche la conseguenza di un comportamento «culturale» del «consumatore, specialmente italiano, che ha visto sempre più ridotto il potere d’acquisto: non si preoccupa della provenienza del manufatto, guarda al prezzo o al marchio famoso».

Il «+Mini» nasce così: «Materie prime italiane, comprese le piume che arrivano dai migliori e sicuri fornitori». Si parte dall’ufficio stile, «4 dipendenti e la supervisione di mia moglie Gabriella. Da qui lo studio dei modelli, tessuti e colori». Dagli schizzi al cartamodello: «Ci sono 5 dipendenti tra modellisti e tecnici cad, a seguire il prototipo (3 persone) e l’operazione di impiumaggio, fatta internamente (1 o 2 persone)».

Altro passaggio, il fitting, cioè la prova sulla modella: «Al lavoro tutto l’ufficio stile: è in questa fase che si apportano le dovute modifiche di vestibilità». Con molteplici prove «su una collezione di 40/50 modelli». Poi si procede alla produzione per i distributori: «Noi facciamo circa 200 capi di campionario». E inizia così la vendita, la raccolta ordini e il calcolo del fabbisogno dei materiali.E poi via con la produzione: «Al taglio- continua Pavoncelli -, ci sono 3 persone e sono continui i test sul piumaggio, che non fuoriesca da tessuti e cuciture. A seguire il lavoro a catena dove le 25 cucitrici operano l’assemblaggio dei pezzi». Mancano la fase di controllo capi (3 dipendenti), il magazzinaggio e la spedizione (3). «Il tutto poi genera una parte amministrativa con 4 impiegati». E allora non si può pensare di contare sul prodotto finito solo il costo del tessuto e della piuma: «Non si può, perché c’è tutto questo mondo attorno, fatto di persone, d’intelletto, ma anche di macchinari: i nostri piumini hanno un range di prezzi al consumatore finale che va dai 350 ai 1.300 euro a secondo della lavorazione e dei materiali». Con una considerazione finale: «È ora che tutti, aziende e clienti, difendano il vero made in Italy, base della nostra economia». Pavoncelli un sorriso se lo lascia scappare: «Io sono sicuro: sono 100% made in Bergamo».


Fabiana Tinaglia Giornalista de L'Eco di Bergamo

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