Federica, digital marketing
per i big della musica

Federica Tombini Da Seriate a Londra, a 33 anni esperta in digital marketing con il promoter «Aeg Presents» «La vita riparte anche con i concerti internazionali». «Ogni concerto per me è come se fosse la prima volta». Federica Tombini, nata a Seriate e cresciuta ad Alzano Lombardo, residente a Londra da ormai 8 anni, racconta così quasi ancora non ci credesse, il suo ruolo nel mondo del digital marketing dell’industria musicale che la porta spesso sotto i palchi delle migliori band internazionali.

Federica, digital marketing per i big della musica

O, per usare le parole di «I Believe in a Thing Called Love», canzone di uno dei gruppi con cui lavora Federica, i The Darkness, «Non posso spiegare tutti i sentimenti che mi fai provare. Il mio cuore è fuori giri». «Mi sono trasferita a Londra nel 2012 perché volevo trovare occupazione nella musica, e per fare questo lavoro Londra è il luogo ideale. Ho studiato allo Iulm: quando ho frequentato io l’università non c’erano lauree solo in musica - che stanno nascendo ora - quindi avevo optato per una specializzazione in musica, cinema e arte. A Londra, poi, mi sono buttata.

Dopo essermi destreggiata tra lavoretti part-time e qualche anno di gavetta con orari assurdi nell’agenzia di produzione di concerti fondata dal tour manager dei Muse, mi sono specializzata in digital marketing all’interno del team della Universal Music, che mi ha aperto le porte verso il mondo della musica internazionale». Con l’intenzione di tornare a lavorare nel settore della musica live, «sono entrata a far parte del Southbank Centre, una delle storiche sale da concerto di Londra, dove ho diretto la campagna di marketing per la promozione della venticinquesima edizione del festival di musica contemporanea Meltdown, lavorando a fianco dei manager e agenti di Robert Smith, frontman dei The Cure, e delle varie band coinvolte nel festival come Placebo, Nine Inch Nails e Deftones.

Poi, quando ormai ero al centro del settore del marketing digitale londinese, sono stata avvicinata da Aeg Presents, il secondo più grande promoter di concerti e festival a livello globale, dove lavoro tutt’ ora. Ad Aeg sono a capo della divisione di digital marketing dell’ufficio di Londra. È qui che ho avuto il piacere di collaborare con artisti di fama mondiale come Stevie Wonder, Justin Bieber, Blondie, Nick Cave, Lenny Kravitz e molti altri». Un lavoro, quello di Federica, che le ha permesso di realizzare anche il sogno di conoscere una delle sue band preferite, i The Darkness. «Sicuramente all’inizio è stato surreale, anche solo il fatto di collaborare con artisti di cui avevo fino a quel momento solo ascoltato canzoni o a cui ero andata ai concerti. Leggere nei destinatari delle mail i loro nomi, soprattutto, era stranissimo. Poi molti li conosci e capisci che potrebbero essere semplici amici tuoi, e che ti ci potresti trovare benissimo a berci una birra insieme. Per esempio, ho avuto il piacere di conoscere dal vivo, i The Darkness, uno dei gruppi che promuove la mia compagnia; non solo fanno musica fantastica, ma sono estremamente alla mano e tengono tantissimo a tutto quello che è “di contorno” al concerto, incluse le persone che ci lavorano. Con artisti così coinvolti è ovviamente molto più facile lavorare.

Poi certo, ci sono i live. Per me lì è un po’ come tornare teenager ogni volta. E mi viene in mente quando mio papà accompagnava me e le mie amiche a vedere i concerti degli Aerosmith o di Marilyn Manson. Mi piace che resti tutto ancora così incredibile, perché anche il lavoro resta eccitante e diventa divertimento». Un lavoro che ha portato a Federica anche soddisfazioni personali. «Sono stata selezionata come una delle mentori internazionali del programma she.grows France & Italy, organizzato da shesaid.so, una community globale di donne e minoranze occupate nel settore della musica. Il programma è in partnership con YouTube Music e ha l’obiettivo di supportare le carriere di donne e minoranze all’interno di questo business». A Londra Federica non ha trovato solo un lavoro, ma una vera e propria seconda casa. «Dopo 8 anni che vivo qui, ormai Londra è diventata casa mia. Ho un lavoro che mi piace e amici da un po’ tutto il mondo. A volte casa manca, ma niente che una passeggiata al supermercato a comprare taleggio e salame non possa risolvere. Cosa mi manca del mio Paese natale? Probabilmente la spontaneità delle persone e il fatto che tra amici si possa essere davvero diretti».

Una mancanza, quella che Federica sente per Bergamo, che nel 2020 si è fatta sentire in modo particolare a causa della pandemia. «Inizialmente è stato molto strano, perché l’Inghilterra è andata in lockdown solo a fine marzo, quindi mentre a Bergamo c’erano già limitazioni, a Londra si continuava ad andare ai concerti. A livello lavorativo specialmente era difficile mantenere la concentrazione e riuscire a far capire a colleghi e amici quello che stava realmente succedendo, quello che sarebbe arrivato anche in Inghilterra e cosa ci aspettava. Il fatto di essere molto occupata, sicuramente, mi ha aiutata a distrarmi dalla situazione che sapevo esserci a Bergamo, con mio nonno rinchiuso in casa da solo con il Covid e i miei genitori a fare avanti e indietro da casa e lavoro per aiutarlo. Io torno quasi due volte all’anno di solito, quindi sono abituata a non vedere i miei a lungo, ma festeggiare i compleanni dei miei su Skype senza sapere quando avrei potuto rivederli, è stata la cosa più dura in assoluto».

«A livello lavorativo, poi, una volta scoppiata la pandemia la musica live ha subito una fortissima frenata» ricorda. «Ora sto aspettando di ricevere la cittadinanza inglese - ho passato tutti gli esami - quindi sono ufficialmente anche “a posto” con la Brexit. E da qualche tempo però che sogno di trasferirmi in America. La mia compagnia è americana e per il mio curriculum sarebbe ottima un’esperienza del genere. Un anno o poco più magari, sempre con l’intenzione di tornare a Londra. Di sicuro non mi ci vedo a tornare in Italia in questo momento. Per il lungo periodo però vedremo, chissà che questa pandemia non ci sconvolga ancora tutti i piani».

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