Il Pil non misura
ciò che conta

Il ministro dell’Economia Daniele Franco ci ha dato una buona notizia. Rispetto alla flessione del Prodotto interno lordo del 2020 - quasi del 9% - ne recuperiamo quest’anno i due terzi. Tutto bene dunque? Possiamo dire addio ai nostri problemi economici, tenuto conto che le previsioni sono ottimistiche e parlano di una ripresa a pieno ritmo nei prossimi anni? Per nulla. Guai a basarsi solo su un indicatore economico (la somma del valore dei beni e dei servizi prodotti da un Paese in un dato periodo). Basterebbe citare uno dei discorsi più famosi della storia economica, quello tenuto da Bob Kennedy alla Kansas University il 18 marzo 1968: «Il Pil comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, comprende le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il Pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei nostri valori familiari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta».

Il Pil non misura ciò che conta

Ma non c’è solo Bob Kennedy a ricordarci che il Pil non misura ciò che conta davvero. Una corrente di economisti da anni – soprattutto in Francia - sta sviluppando misuratori molto più complessi per valutare la ricchezza di una società e i modi con cui calcoliamo le performance della produzione. Secondo il Nobel Joseph Stiglitz, che guida un’apposita commissione incaricata di andare «oltre il Pil» insieme ad studiosi di vaglia del calibro di Jean-Paul Fitoussi o Martine Durand, capo statistico dell’Ocse, questo indicatore «è largamente deficitario nella valutazione del progresso sociale».

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