Hantavirus, dalla sequenza genetica la prima istantanea del virus

Lettura 2 min.

E' arrivata la prima istantanea dell'Hantavirus Andes, che ha viaggiato dall'Argentina all'Europa a bordo della nave da crociera Mv Hondius. La sequenza genetica, ora liberamente accessibile, è relativa al virus isolato dal paziente ricoverato in Svizzera, a Zurigo. Risulta simile per il 99% alla sequenza rilevata in Argentina nel 2018 e questo, a un primo esame, indica che il virus conserverebbe ancora la sua fisionomia iniziale, senza avere accumulato molte mutazioni.

E' una buona notizia perché indica che il virus è relativamente stabile, e questo potrebbe rendere meno complesso tracciare le infezioni e, se sarà necessario, mettere a punto eventuali armi per combatterlo. Restano comunque ancora tante domande aperte e una delle principali riguarda i tempi in cui avviene il contagio: conoscerli sarebbe decisivo per un tracciamento efficace e per indicare la durata della quarantena, ma al momento non ci sono risposte definitive. Accessibile anche dalla GenBank dei National Institutes of Health degli Stati Uniti, la sequenza è stata caricata sulla piattaforma Virological.org dal Centro nazionale di riferimento svizzero per le infezioni virali emergenti, dagli ospedali universitari di Ginevra e dall'Istituto di virologia medica dell'Università di Zurigo.

"È rassicurante notare che le sequenze più simili provengono dall'epidemia del 2018-2019 in Argentina, il che suggerisce che il virus rimanga parte di un lignaggio virale noto, anziché rappresentare un nuovo ceppo altamente divergente", osserva sulla piattaforma Science Media Centre il virologo Damien Tully della London School of Hygiene & Tropical Medicine. E' una solo sequenza, aggiunge, ma "fornisce la prima istantanea genetica dettagliata del ceppo responsabile dell'epidemia" e racconta una cosa fondamentale, ossia che in otto anni non sono comparse nuove varianti e indica che "il virus responsabile dell'epidemia sia probabilmente emerso da un singolo lignaggio virale relativamente stabile, piuttosto che da un recente evento di mescolamento tra diversi hantavirus".

Sulla stessa linea il virologo Piet Maes, dell'Università di Bruxelles e presidente eletto della Hantavirus Society, per il quale è però "importante sottolineare che, sebbene questi risultati genomici non indichino l'emergere di un virus fondamentalmente nuovo, nel caso del ceppo del virus Andes, i soli dati genomici non consentono di distinguere tra acquisizione zoonotica diretta e trasmissione secondaria da uomo a uomo, entrambe ipotesi biologicamente plausibili per il virus Andes". In ogni Paese, intanto, si stanno predisponendo le misure di quarantena e la grande domanda riguarda i tempi di trasmissione del virus.

L'epidemiologo Abraar Karan dell'Università di Stanford, per esempio, scrive su X che "i tempi precisi dell'infettività restano definiti in modo incompleto" e cita una dichiarazione della Società internazionale di ricerca sugli hantavirus (Ish), secondo la quale "sebbene i pazienti sintomatici rappresentino probabilmente il gruppo a più alto rischio, le ricostruzioni dell'epidemia disponibili non supportano affermazioni eccessivamente categoriche secondo cui la trasmissione può verificarsi solo dopo la comparsa di sintomi evidenti".

Hantavirus, il contagio possibile anche prima dei sintomi

Il contagio dell' hantavirus Andes è possibile anche prima che si manifestino i sintomi : lo rileva in un post su X l'epidemiologo Abraar Karan dell'Università di Stanford: " I tempi precisi dell'infettività restano definiti in modo incompleto ", scrive Cita inoltre una dichiarazione della Società internazionale di ricerca sugli hantavirus (Ish), secondo la quale "l a tempistica precisa della contagiosità rimane ancora da definire completamente . Sebbene i pazienti sintomatici rappresentino probabilmente il gruppo a più alto rischio , le ricostruzioni dell'epidemia disponibili non supportano affermazioni eccessivamente categoriche secondo cui la trasmissione può verificarsi solo dopo la comparsa di sintomi evidenti" si legge nella relazione della Ish.
E' un'affermazione importante per poter organizzare il tracciamento dei contatti e per stabilire la durata della quarantena .

Raccomanda la prudenza anche per l'infettivologa Nahid Bhadelia, del Centro dell'Università di Boston per le malattie infettive emergenti, "è un focolaio molto complesso , ma a basso rischio per la popolazione generale , in base a ciò che sappiamo sull'agente patogeno e ai dati finora raccolti. Potrebbero esserci altri casi, ma molti sospetti potrebbero risultare negativi". Si tratta comunque, prosegue, "di una malattia ad alta mortalità che progredisce rapidamente". Vanno quindi messe "sotto osservazione le persone che sono state a stretto contatto con i pazienti, sia a bordo della nave che dopo lo sbarco, per garantire che non si creino ulteriori catene di trasmissione".

© RIPRODUZIONE RISERVATA