Data Center, Italia accelera ma guarda a Nord: il Sud è la nuova frontiera dell'AI

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(ANSA) - NAPOLI, 31 AGO - Il mercato italiano dei Data Center attraversa una fase di espansione senza precedenti, sostenuta dalla crescita del cloud computing e, soprattutto, dalla progressiva diffusione dell'Intelligenza Artificiale, che sta trasformando la domanda di capacità di calcolo in un fattore infrastrutturale destinato ad assumere un peso sempre maggiore nell'economia nazionale. Le più recenti rilevazioni sulle richieste di connessione alla rete ad alta tensione gestita da Terna restituiscono, tuttavia, un quadro che merita una riflessione più ampia: oltre 95 GW di potenza richiesti attraverso più di 500 pratiche, con una crescita prossima al 50% nei primi otto mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Numeri che certificano l'attrattività dell'Italia, ma che, proprio per la loro dimensione, impongono di distinguere tra potenza richiesta e infrastrutture effettivamente realizzabili.

La possibilità di presentare una domanda di connessione non coincide infatti con la concreta costruzione di un Data Center e, in assenza di una pianificazione capace di selezionare i progetti realmente sostenibili, il rischio è quello di sovraccaricare il sistema autorizzativo e infrastrutturale senza tradurre la domanda potenziale in investimenti produttivi.

"Il volume delle richieste dimostra che l'Italia è ormai percepita come un territorio strategico per lo sviluppo della nuova economia digitale", osserva Mario Palma, CEO di Star. "Ma dobbiamo essere molto attenti a non confondere la domanda potenziale con la capacità reale di realizzare queste infrastrutture. Servono regole chiare, tempi certi e soprattutto una visione industriale che consenta di indirizzare gli investimenti verso i territori realmente in grado di sostenerli".

Tre regioni concentrano la partita A rendere ancora più evidente la necessità di un cambio di prospettiva è la distribuzione geografica delle iniziative. La maggior parte delle richieste continua infatti a concentrarsi in Lombardia, Piemonte e Lazio, consolidando una geografia dei Data Center fortemente polarizzata verso i principali distretti economici e infrastrutturali del Paese.

Una concentrazione che, secondo Star, rischia di lasciare inespressa una parte significativa del potenziale italiano. Il Mezzogiorno, infatti, dispone di condizioni particolarmente interessanti per ospitare nuove infrastrutture digitali: maggiore disponibilità di energia rinnovabile, ampie superfici potenzialmente destinabili agli insediamenti industriali e condizioni economiche che, in diversi contesti, possono risultare più competitive rispetto ai mercati settentrionali.

"Dalla mappa degli investimenti sembra quasi che l'Italia digitale finisca al confine del Lazio", sottolinea Palma. "È una rappresentazione che dobbiamo superare. Il Sud possiede un vantaggio energetico naturale che può diventare un vero fattore di competitività: non si parla solo della disponibilità di energie rinnovabili, ma anche della possibilità di integrare produzione rinnovabile e sistemi BESS direttamente a supporto delle infrastrutture digitali".

Per Star, dunque, la crescita dei Data Center non può essere affrontata esclusivamente come una questione tecnologica. La vera partita riguarda la capacità del Paese di integrare pianificazione energetica, sviluppo digitale e valorizzazione territoriale, evitando che i colli di bottiglia della rete e la concentrazione degli investimenti limitino un'opportunità che potrebbe ridisegnare la geografia industriale italiana. (ANSA).

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