Cavi bruciati per ricavare rame: l’inchiesta milanese coinvolge anche una ditta bergamasca

Traffico di rifiuti Ventisei gli indagati, sequestrati beni per 16 milioni di euro. Obbligo di dimora per il titolare di una ditta della nostra provincia.

Pare si ricavassero grossi quantitativi di rame bruciando guaine di copertura di cavi elettrici, nell’ambito di un’attività di smaltimento illecito di rifiuti. Le operazioni erano svolte soprattutto di notte, per evitare i controlli. E il rame ricavato, a quanto riporta l’Ansa, era venduto a una società della provincia di Bergamo, il cui titolare è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora. Lambisce così anche la nostra provincia un’inchiesta coordinata dalla Dda di Milano che ha documentato tra l’altro l’illecito trattamento di più di 112.000 chili di cavi elettrici. Un’attività particolarmente inquinante poiché bruciare materiali plastici produce rilascio di sostanze anche pericolose, in atmosfera e sul suolo. Per questo, oltre al traffico illecito di rifiuti, è stato anche contestato l’inquinamento ambientale.

In campo i Carabinieri forestali

I Carabinieri Forestali hanno eseguito un’ordinanza del gip di Milano per l’applicazione di cinque misure cautelari (tre arresti domiciliari, un obbligo di dimora ed un obbligo di firma) e un sequestro di beni per sedici milioni di euro. A tre degli arrestati è contestata l’associazione a delinquere finalizzata all’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e all’inquinamento ambientale. In totale, le persone indagate sono 26. L’indagine è stata avviata nell’autunno del 2020 ed è stata coordinata dalla Dda di Milano. È stata individuata una cava di estrazione di sabbia a Nerviano (Milano), utilizzata per smaltire illecitamente ingenti quantitativi di rifiuti terrosi e da demolizione edilizia. I rifiuti erano provenienti da diversi cantieri, non solo dell’area milanese, ma anche da altre regioni.

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