Covid, in Lombardia risalgono i ricoveri. «Ora è necessaria la terza dose per tutti»

Pezzoli, direttore sanitario del «Papa Giovanni»: due ingressi al giorno, aumentati i posti letto. Rizzi (Malattie infettive): vaccinare i più giovani. Lorini (Area critica): dopo sei mesi la protezione cala.

La curva sta risalendo, lentamente, ma cresce: aumentano i ricoveri per contagi Covid, in particolare nei reparti ordinari degli ospedali lombardia, e anche al «Papa Giovanni» di Bergamo il trend è confermato. I numeri, infatti, restituiscono un quadro punteggiato da oscillazioni, all’interno comunque di una tendenza di rialzo che prosegue da un paio di settimane. Al «Papa Giovanni» l’aggiornamento di ieri indica un totale di 23 ricoverati Covid, tra i 6 in Terapia intensiva e i 17 nei reparti ordinari. Martedì si era osservato un più corposo rialzo, perché i pazienti erano saliti a 29 (di cui 7 in Terapia intensiva), mentre il dato di ieri s’è riallineato alla media della scorsa settimana.

«La tendenza alla crescita è innegabile, minima ma c’è: ora siamo a una media di due ricoveri al giorno, uno per accessi diretti al pronto soccorso, l’altro per invii da altri ospedali e strutture sempre provinciali, visto che noi siamo l’hub di riferimento Covid per la tutta la Bergamasca – illustra Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo –. La situazione non è di allarme, né da noi, né in tutta la Lombardia, ma ci attrezziamo per eventuali ulteriori crescite dei ricoveri: per il momento abbiamo aumentato di due posti i letti Covid in Malattie infettive, passando da 16 a 18, e potremmo, arrivare, se diventa necessario, ad attrezzare per i pazienti infettati dal Sars-Cov-2 due interi moduli di ricovero, cioè 24 posti. Restiamo comunque ben al di sotto della soglia d’allarme: la situazione è gestibile, e questo accade perché quest’anno abbiamo i vaccini. La crescita dei ricoveri si registra in particolare nei reparti di degenza ordinaria». La lieve e progressiva risalita si legge nei dati sul «Papa Giovanni»: tra il 13 e il 19 ottobre i posti letto occupati erano infatti 15-16, tra il 20 e il 24 ottobre si è saliti a 17-18, tra il 25 ottobre e il 1° novembre il balzo a 22-23 ricoverati.

Reparti «ordinari» più pieni

«A dire il vero la risalita dei contagi, e quindi dei ricoveri, in particolare nei reparti ordinari, ce l’aspettavamo, addirittura la aspettavamo qualche settimana fa. La ripresa di attività al chiuso ha contribuito, ma va rimarcato che la situazione delle pressioni ospedaliere è sotto controllo – rimarca Marco Rizzi, direttore di Malattie infettive al “Papa Giovanni” –. Tra i ricoverati in reparto abbiamo persone molto avanti nell'età, anche ultranovantenni, per le quali è prevedibile un calo della risposta anticorpale, anche se vaccinate. Si tratta comunque di persone con disturbi respiratori ma non in condizioni preoccupanti. Credo che sia plausibile aspettarsi un’ulteriore crescita dei contagi, ma siamo mediamente ottimisti: lo scenario sarebbe anche migliore comunque, se si avviasse la vaccinazione per i ragazzi più giovani, gli under 12: il serbatoio inconsapevole del virus sono loro. Poi , certo, ci sono le persone che volontariamente scelgono di non proteggersi: l’appello a vaccinarsi è più valido che mai». Il virus quindi continua a circolare e non è un caso se le scorse 24 ore hanno consegnato un aumento della pressione ospedaliera sull’intera Lombardia: i ricoverati totali sono diventati 366 (49 in Terapia intensiva, +1; 317 «ordinari», +24), e per trovare un numero maggiore di pazienti occorre tornare al 13 ottobre. In mezzo, il 24 ottobre si era scesi al minimo recente con 324 posti occupati: rispetto a una decina di giorni fa, in sostanza, i ricoverati lombardi sono aumentati del 13 per cento.

Terapie intensive sotto controllo

«In Bergamasca credo che le cose stiano andando meglio che altrove, dove molte più persone che altrove si sono ammalate e dove, onestamente, l’adesione al vaccino è più alta. Ma nonostante questo i contagi, e i ricoveri stanno lievemente crescendo – evidenzia Luca Lorini, direttore del Dipartimento di emergenza urgenza e dell’area critica del «Papa Giovanni» – . E di più nei reparti ordinari, in Terapia intensiva la crescita è praticamente impercettibile, tutte le persone che abbiamo ricoverate qui non sono vaccinate. Un segno, questo, inequivocabile, del fatto che il vaccino protegge dall’evoluzione più grave della malattia. C’è però un altro elemento, molto importante, su cui ci si deve concentrare ora: la necessità di fare la terza dose a tutti, a tappeto. Gli ultimi dati scientifici sono altrettanto inequivocabili: quindici giorni fa sul New England Journal of Medicine è stato pubblicato uno studio, molto importante, sull’andamento dei contagi nella popolazione israeliana, circa 7 milioni di persone. I contagi hanno cominciato a risalire progressivamente man mano che aumentava la distanza temporale dalla seconda dose, dopo 6-9 mesi; già ad agosto in Israele hanno quindi fatto partire la terza dose a tappeto per tutti e ora sono a zero contagi. Cosa ne deduciamo? Abbiamo l’evidenza di una cosa che non si sapeva circa 9 mesi fa, abbiamo la risposta alla domanda che ci si faceva questa primavera: quanto dura la protezione del vaccino? L’”effetto scudo” comincia a scemare, si abbassa dopo almeno sei mesi dalla seconda dose. Quindi, oltre a insistere sulla necessità dei vaccini per chi non ha ancora scelto di farli, bisogna partire subito con la terza dose per tutti. Bisogna farlo ora, senza perdere tempo: la pressione ospedaliera è sotto controllo, è questo il momento di intervenire per rallentare la circolazione del virus».

Secondo Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, il tasso di occupazione delle Terapie intensive lombarde è attualmente al 3% (la soglia d’allerta scatta al 10%) e al 5% per i reparti ordinari (soglia fissata al 15%).

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