«Nella Bergamasca l’acqua del rubinetto è ottima». Ma uno su tre non la beve mai
I DATI. Indagine di Uniacque sulle abitudini di oltre quattromila utenti. «L’Italia è il maggior consumatore al mondo di acqua in bottiglia pro capite. Qui sistema di verifiche rigoroso».
Lettura 2 min.Un bergamasco su tre non porta mai in tavola l’acqua del rubinetto. È la fotografia scattata dal Bilancio di sostenibilità di Uniacque. Sebbene la quota di chi la consuma regolarmente sia salita al 35,2% (+4% in un anno), il restante spaccato della popolazione provinciale, calcolato su un campione di oltre quattromila utenti, continua ad alternare la caraffa con la bottiglia acquistata (32,6%). Ma c’è anche chi, per dissetarsi, snobba del tutto la cosiddetta «acqua del sindaco»: 32,2%.
«È un dato che non ci stupisce del tutto, l’Italia è il maggior consumatore al mondo di acqua in bottiglia pro capite, c’è un’enorme forza di marketing da parte dei marchi che condiziona il mercato», sottolinea il presidente di Uniacque, Luca Serughetti. «Si tratta di una contraddizione tutta italiana, perché nella provincia di Bergamo disponiamo ovunque di un’ottima qualità della risorsa».
Il 60% dalle sorgenti
Circa il 60% dell’acqua che esce dai rubinetti orobici, aggiunge, «arriva direttamente dalle sorgenti, e il restante da pozzi. In quest’ultimo caso, la presenza di calcare può incidere leggermente sul sapore o lasciare quella tipica patina che vediamo sulle nostre brocche, ma questo non intacca minimamente la potabilità né la sicurezza». E allora, rileva Serughetti, «è una questione di fiducia e abitudine: noi stessi in Uniacque la distribuiamo con le spillatrici ai dipendenti e promuoviamo costantemente le casette dell’acqua».
I dubbi dei cittadini
A frenare il consumo quotidiano dell’acqua di rete non sarebbero carenze microbiologiche, bensì fattori organolettici e psicologici. Chi la rifiuta, cita prevalentemente il contenuto di calcare (40,9%), la preferenza per l’acquisto di minerale in bottiglia (38,1%) o dubbi legati alla sicurezza igienica (29,1%). Eppure, i parametri complessivi di soddisfazione rimangono elevati: oltre il 70% degli intervistati promuove l’odore e il 63,9% si dice pienamente soddisfatto del sapore.
I controlli di UniAcque
La diffidenza si inserisce, peraltro, in un sistema di verifiche rigoroso. Nel corso dell’ultimo anno, Uniacque ha analizzato 6.734 campioni di acqua potabile, registrando un tasso di conformità del 99,34% ai parametri di legge, con 28 difformità emerse da controlli interni. A questo presidio si affianca una politica di tutela ambientale lungo tutta la filiera. I controlli sugli insediamenti industriali hanno toccato quota 1.213 verifiche, segnando un incremento del 26%. E nei 687 campionamenti mirati condotti sugli scarichi produttivi, sono stati riscontrati 133 superamenti dei limiti consentiti. «Proseguire e intensificare i controlli è un dovere», spiega Serughetti. Non si tratta, assicura, «di assumere un atteggiamento vessatorio: spesso le aziende hanno anomalie temporanee o sistemi di rilevazione non continui. Il monitoraggio sistematico aiuta il tessuto produttivo ad acquisire consapevolezza e a tutelare gli impianti».
L’insidia della siccità
Il sistema ha superato positivamente anche le insidie climatiche estive, secondo quanto riferisce Serughetti. Gli inviti a ridurre i consumi di luglio e le ordinanze di agosto hanno scongiurato problemi. Un equilibrio che richiede particolare attenzione soprattutto nelle valli, dove con le seconde case «paesi di mille abitanti vedono diecimila turisti per qualche settimana», rileva il presidente. In autunno e in inverno, invece, il regime torna regolare «e il lavoro principale sul fronte dei bacini idrici consiste nel monitoraggio dei nevai e delle falde, per verificare che accumulino abbastanza acqua nei mesi freddi e piovosi».
Sul versante economico, il Bilancio di sostenibilità riporta un valore generato nel 2025 che ha toccato i 157 milioni di euro (erano 139 nel 2024), ridistribuito per il 54,6% ai fornitori di beni e servizi, con una ricaduta territoriale garantita da oltre il 48% di fornitori bergamaschi. Determinante l’apporto dei cantieri del Piano nazionale di ripresa e resilienza, grazie ai quali nel 2025 Uniacque ha completato investimenti per 84 milioni di euro, raggiungendo i 173 milioni investiti nel triennio 2023-2025. Ponendo le basi per un piano di spesa che, per il 2026, supererà i 52 milioni di euro.
Gli investimenti
«Il Pnrr ha richiesto uno sforzo eccezionale all’intera struttura – ammette Serughetti. –Abbiamo dovuto gestire appalti, affidamenti e rendicontazioni con un carico operativo senza precedenti, ma con il vantaggio fondamentale che questi fondi non hanno gravato sulle bollette degli utenti». Chiusa la fase straordinaria del 2025, aggiunge, «non replicheremo picchi da 84 milioni, ma l’azienda ha la solidità finanziaria per garantire un ritmo costante di investimenti tra i cinquanta e i sessanta milioni l’anno».
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