(Foto di Ansa)
L’INDAGINE. Per i pm mettono a rischio le libertà politiche e religiose che l’Italia deve tutelare.
Lettura 1 min.È anche di «associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico» (articolo 270 bis), tra i cui fa rientrare quelle condotte che «per la loro natura o contesto possono arrecare grave danno ad un Paese e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione» che devono rispondere i due iraniani perquisiti a Milano dai carabinieri del Ros. L’inchiesta della Procura di Milano, partendo da «minacce di morte indirizzate nei confronti dei dissidenti politici iraniani rispetto alla linea adottata dalla Repubblica Islamica Iraniana», ritiene «necessario accertare l’operatività di un’organizzazione finalizzata a reprimere il dissenso attraverso intimidazioni verso i parenti a oggi residenti in Iran, nonché attraverso la commissione di atti di violenza che comunque limitano il diritto costituzionale» invece «tutelato e garantito in Italia a tutte le opinioni politiche, anche se contrarie a quelle dominanti nello Stato estero di provenienza».
Per questo non è soltanto «minacce aggravate» (in relazione a due episodi su Instagram ai danni di altrettanti attivisti) l’ipotesi di reato contestata durante le perquisizioni di giovedì 28 maggio a due iraniani (residenti a Segrate in provincia di Milano e a Bergamo), ma anche di «associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico». I due perquisiti sono qualificati dagli inquirenti come «favorevoli alla politica repressiva del regime iraniano» e «frequentanti un centro islamico di Milano la cui sede risulta essere di proprietà del Consolato della Repubblica dell’Iran a Milano, che costituisce una diretta propagazione del regime iraniano in Italia».
Il 270 bis è sempre stato un reato contestato a chi preparava atti di terrorismo, propagandava o finanziava attentati all’estero, reclutava o addestrava combattenti nei teatri di guerra del Medio Oriente. In questo caso, invece, il Paese al quale le ipotizzate condotte minatorie possono per i pm «arrecare grave danno» è proprio l’Italia sotto il profilo non di eventuali attentati, ma delle «plurime azioni violente lesive dell’ordine pubblico, compiute allo specifico scopo di intimidire l’intera comunità iraniana ritenuta dissidente rispetto alla linea politica governativa ufficiale» e potrebbe ledere la libertà di pensiero e religioso che lo Stato italiano deve garantire a chiunque viva sul territorio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA