Il cantante Opi dopo «Amici»: «Sogno un concerto allo stadio dell’Atalanta»
L’INTERVISTA. Il giovane cantante Simone Opini di Bonate Sopra racconta la sua esperienza al talent «Amici» e i prossimi obiettivi.
«Finché avrò fiato, continuerò a cantare». Non ha dubbi Opi, alias Simone Opini, 24 anni di Bonate Sopra, che a settembre 2025 ha avuto la grande opportunità di entrare nella scuola del talent di Canale 5. «“Amici” è stata l’esperienza più bella della mia vita – dice ancora incredulo –. L’ho voluto fortemente e non finirò mai di ringraziare chi mi ha dato questa opportunità: Maria De Filippi, tutta la produzione e ovviamente la mia prof Anna Pettinelli». Eliminato alla prima puntata del Serale, è certo di avere trovato il suo mondo nella musica. In una pausa nella preparazione del suo primo Ep, si racconta un po’.
Come è cambiata la vita con «Amici»?
«Sono lo stesso di prima: umile, perché so quanta fatica ci vuole a realizzarsi. Mio padre Valter, classe 1971, si è costruito da solo facendo l’imbianchino già a 14 anni. L’ho fatto anch’io, ho fatto anche il meccanico e l’operaio che posa pavimenti. La musica mi fa sognare e sentire libero. Spero sarà il mio futuro».
Cosa l’ha colpita di più dell’esperienza del talent?
«Stare sei mesi nella scuola è stato un sogno: ho faticato a realizzare di essere lì. Mi hanno impressionato i professionisti che avevo davanti: dedizione, passione di insegnare... Tutti lavorano un sacco».
Un momento speciale.
«Almeno tre. Innanzitutto l’ammissione e con Anna Pettinelli è stato un “amore” burrascoso, ma la ringrazio tanto e ora mi impegno a ripagarla in ogni parola che ha speso per me. Le lezioni con Giordana, soprattutto nei momenti in cui mi ha fatto vedere la strada dicendomi: “Libera tutto ciò che hai dentro”. E poi quando ho vinto il contest con Radio Zeta, dove ho compreso che la gente mi capiva e mi sosteneva. La canzone “Niente di meglio di te” è il punto di partenza».
Scrivere un brano o interpretarlo?
«Nasco come cantautore e amo tutto quello che sta dietro alla nascita di un brano. “Amici” mi ha fatto capire che devo ritrovarmi al 100% in ciò che canto e racconto».
Cosa le piace di più della musica?
«La comunicazione e i legami che nascono con i collaboratori e, soprattutto, con il pubblico che ascolta. Mi piace il confronto per mettere a fuoco il testo. Sono diviso tra Bergamo e Bari, perché là vive il chitarrista e produttore Giovanni Laterza. Poi sono legato al batterista Daniel Baiolla e a Romano Dubbini, art director di Gorle. Uscito da “Amici”, ci siamo messi subito a lavorare al primo Ep che uscirà a breve. Siamo a buon punto, spero, ma non c’è ancora una data. Avrà sei brani più una sorpresa. Prossimamente uscirà il videoclip di “Occhi di diavolo”, lo stiamo girando in una cava bergamasca».
Concerti?
«Ci stiamo lavorando. Per ora il 2 maggio sarò a un Festival all’Aquila, con altri artisti».
Ma i pennelli del vecchio mestiere?
«Ho aiutato il papà a imbiancare casa proprio in questi giorni. “Amici” mi ha fatto riscoprire anche l’importanza dei legami familiari con papà Valter, mamma Laura e mia sorella Francesca, del 2006, che fa danza. Spesso in passato ho fatto preoccupare i miei, adesso sono supercontenti di me».
Un sogno?
«Un concerto a Bergamo, magari allo stadio della mia Atalanta. Vado lì a farle il tifo da quando era in Serie B, con papà. Mi piacerebbe avere come pubblico anche i coetanei di Sotto il Monte, dove ho vissuto fino al 2017, prima che ci trasferissimo alle Ghiaie di Bonate».
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