A colazione cereali con farina di grillo: la startup che «stuzzica» gli sportivi
L’AZIENDA. Cricking è una realtà insediata al Point di Dalmine, fondata da tre bergamaschi nel 2023. «Avviata la vendita al dettaglio in Italia e Spagna. Obiettivo la Germania, dove il consumo di “fiocchi” è tra i più alti».
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Una colazione - a base di grilli - che nutre come una bistecca e con un impatto ambientale minimo. È questa la promessa di Cricking, startup bergamasca del Polo per l’innovazione tecnologica (Point) di Dalmine che ad aprile ha lanciato sul mercato i suoi cornflakes multicereali arricchiti con proteine derivate da farine di grillo.
Cricking è nata nel 2023, ma i suoi tre fondatori - tutti bergamaschi - sperimentano con i cereali a base di insetto da diversi anni: «La prima idea ci è venuta nel 2020. Poi ci siamo presi due anni per ideare e prototipare il prodotto, e solo quando avevamo un progetto chiaro siamo diventati una startup», racconta Andrea Albergoni, uno dei tre fondatori.
«Ora, il nostro obiettivo è quello di entrare piano piano sul mercato - gli fa eco Marcello Bugini, anch’egli tra i soci fondatori di Cricking -. Abbiamo appena iniziato a distribuire i cereali in alcune palestre e punti vendita per sportivi, che crediamo potrebbero essere molto interessati al prodotto». I «crick-flakes» di Cricking sono composti soprattutto da frumento, orzo e riso integrali, ma per il 12% sono fatti di farina di grillo. Che, dicono dalla startup, può colmare le carenze nutrizionali dei cereali tradizionali: «Volevamo ottenere un prodotto con delle proprietà organolettiche identiche ai cornflakes che si vendono nei supermercati, ma con un profilo nutrizionale totalmente diverso. I cereali, infatti, sono un alimento povero di proteine: sono composti da carboidrati, zuccheri e fibre. La farina di grillo risolve questo problema».
L’apporto proteico
L’apporto proteico di una porzione di «crick-flakes» è paragonabile a quello di un uovo, stando alle analisi della startup. «Il target di pubblico è soprattutto quello degli atleti, ma pensiamo che molti giovani e persone attente all’ambiente vorranno provarli. Puntiamo soprattutto sul mercato tedesco, dove il consumo di cereali è tra i più alti d’Europa», riporta Albergoni.
La startup, che produce i suoi cereali in Polonia e importa la farina di grillo dal Vietnam, è appena sbarcata nella vendita al dettaglio: «Ci sono nove attività in Italia e in Spagna - palestre, scuole di surf e centri di arrampicata che stanno testando la vendita dei nostri cereali. Una è a Bergamo», spiega Bugini, secondo cui «Cricking non punterà subito alla grande distribuzione, ma cercherà di creare una base di clienti fidelizzati con le vendite digitali e in abbonamento». «Chi si alimenta con molta attenzione e fa ricerca di prodotti adotta un modello d’acquisto diverso dal consumatore medio: è disposto a sobbarcarsi un costo ricorrente per assicurarsi un approvvigionamento sicuro attraverso un canale fidelizzato. È un po’ come un abbonamento a Netflix, ma per la colazione: il cliente attiva la sottoscrizione e, periodicamente, riceve le sue scatole di “crick-flakes” direttamente a casa», precisa Albergoni. L’incognita maggiore, al momento, è quella dei prezzi: una confezione da 250 grammi di cereali costerà circa sei euro, più del doppio dei cornflakes venduti nei canali della grande distribuzione.
«Chi si alimenta con molta attenzione e fa ricerca di prodotti adotta un modello d’acquisto diverso dal consumatore medio: è disposto a sobbarcarsi un costo ricorrente per assicurarsi un approvvigionamento sicuro attraverso un canale fidelizzato»
Colpa del prezzo della farina di grillo, che si aggira intorno ai 40 euro al chilo. «È una questione sia nutrizionale che burocratica: una porzione dei nostri cereali fornisce le stesse fibre di una mela e un’elevata quantità di proteine. È anche per questo che costa di più», dichiara Bugini, che aggiunge: «Al momento, tutte le imprese che usano la farina di grillo devono importarla dall’altra parte del mondo. Ci sono aziende che stanno aspettando da anni un bollino per iniziare la distribuzione di farine europee, che abbatterebbe i costi. La lentezza dell’Europa causa seri problemi alla nostra nicchia». Meno preoccupazioni desta invece lo scetticismo dei consumatori: «Ci aspettiamo che le farine di insetto andranno incontro a una progressiva accettazione, un po’ come è successo per le cucine etniche. Una decina d’anni fa erano in pochi a mangiare il sushi: oggi, invece, è un cibo apprezzato dalla maggior parte delle persone».
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