Bergamo, l’occupazione regge l’urto delle guerre. Ma aumenta l’instabilità

I PRIMI TRE MESI. Saldo tra assunzioni e cessazioni positivo per 2.714 posizioni. Trainano turismo e logistica. In calo del 4,4% i profili a elevata specializzazione.

Lettura 2 min.

Il mercato del lavoro bergamasco tiene testa all’incertezza e archivia i primi tre mesi del 2026 con indicatori nel complesso favorevoli, ma inizia a girare a ritmi ridotti sotto la pressione di uno scenario internazionale sempre più instabile. Secondo i dati del rapporto dell’Osservatorio provinciale, basati sulle comunicazioni obbligatorie (Cob), tra gennaio e marzo 2026 si sono registrati 35.464 contratti di assunzione a fronte di 32.750 cessazioni. Da un lato, quindi, il saldo netto trimestrale risulta positivo per 2.714 posizioni, un dato superiore alle 2.173 posizioni rilevate nello stesso periodo dell’anno scorso; dall’altro, però, la crescita cumulata negli ultimi quattro trimestri si ferma a 4.296 unità in più, contro le quasi seimila di marzo 2025.

Le ombre si allungano soprattutto sulla qualità e sulle proiezioni future dell’occupazione. Nonostante il tempo indeterminato resti la colonna portante con un saldo trimestrale di positivo di 1.831 unità, frenano le stabilizzazioni (5,4% in meno), segno che le imprese preferiscono la cautela dei flussi temporanei alla stabilità di lungo periodo. Le assunzioni a tempo determinato, infatti, sono aumentate del 9,6% (16.673 ingressi) e quelle in somministrazione dell’8,9% (9.154 contratti di missione).

La crisi dell’apprendistato

A questo si aggiunge la crisi cronica dell’apprendistato, che prosegue la sua parabola discendente con un calo degli ingressi del 7,8% e un saldo negativo di 310 unità. Prevale, comunque, il ricorso ai contratti a tempo pieno, con 24.541 assunzioni (in crescita del 9% su base annua) contro le 10.911 del tempo parziale (4,9% in più).

Significativa, poi, la mobilità interna al mercato, testimoniata dall’alto numero di dimissioni volontarie, che nel trimestre hanno raggiunto quota 9.244, con un incremento del 5,1%. Le perdite involontarie del posto di lavoro (licenziamenti e cessazioni di attività) sono state invece 3.520, in aumento del 4,9% rispetto all’anno scorso.

La dinamica occupazionale del primo trimestre è stata influenzata da fattori stagionali, in particolare dall’anticipo della Pasqua, che ha impresso una forte spinta ai servizi di alloggio e ristorazione: il comparto ha registrato un picco di 5.311 assunzioni (in aumento del 43,4%). Positivi anche i flussi nel settore dei trasporti e magazzinaggio (33,6% in più), spinti dall’espansione dei servizi postali e dei corrieri (cresciuti addirittura del 240%) e del trasporto aereo (saliti del 142,3%).

I settori industriali

Segnali positivi arrivano dall’industria manifatturiera con 11.043 assunzioni (4% in più) e un saldo trimestrale di 1.423 posizioni. Al suo interno si muovono, però, velocità differenti: positivi i saldi dei settori gomma-plastica, elettromeccanica e prodotti in metallo, mentre restano criticità strutturali nel tessile, nella chimica e nell’automotive. Frenano anche le costruzioni, nonostante un saldo positivo di 510 posizioni, per l’esaurimento degli investimenti legati al Pnrr, come pure calano sensibilmente ricerca scientifica e servizi informatici, che perdono rispettivamente l’82,9% e il 46,3%.

Il paradosso del sistema bergamasco resta il mismatch: quasi un’azienda su due denuncia estreme difficoltà nel reperire personale per mancanza di candidati. In questo quadro di scarsità di manodopera, le assunzioni dei nati all’estero (13.617) progrediscono a un ritmo superiore (10%) rispetto a quelle dei nati in Italia (in crescita del 6,3%), arrivando a rappresentare il 65% dell’incremento provinciale.

La domanda di lavoro

Dal punto di vista delle qualifiche, la domanda si concentra su profili legati al commercio e ai servizi (10,5% in più), operai specializzati (11,1% in più) e tecnici (9,4% in più). Preoccupa il calo del 4,4% delle professioni ad elevata specializzazione, dato che contrasta con la crescita registrata a livello regionale. Secondo le indagini Excelsior, la difficoltà di reperimento del personale rimane elevata, attestandosi intorno al 49% delle entrate previste, principalmente per mancanza di candidati o preparazione inadeguata. A livello territoriale, il saldo tra ingressi e uscite premia l’area del capoluogo (saldo positivo di 1.038 unità) e il distretto di Grumello del Monte (712).

Migliorano anche le performance dell’area di Albino (211), mentre saldi minimi o lievemente negativi caratterizzano la pianura bergamasca, con Treviglio e Romano di Lombardia (meno 5 e meno 7) in difficoltà rispetto alla media provinciale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA