Dazi Usa, Bergamo rischia fino a 294 milioni. Ricuperati: serve esplorare nuovi mercati
LE PREVISIONI. Oggi sull’export orobico pesano 47 milioni di dazi. Saranno risparmiate le 111 società bergamasche delocalizzate negli States. La presidente di Confindustria: le nostre aziende devono essere reattive.
Lettura 2 min.La spada di Damocle dei dazi annunciati da Trump pende sull’economia europea. Con oltre 67 miliardi di euro nel 2023, gli Stati Uniti da due anni a questa parte sono diventati il secondo Paese di destinazione delle merci europee dopo la Germania.
Per capire cosa succederà se il presidente americano applicherà un ulteriore 10% sui beni in arrivo dal Vecchio Continente, la società di consulenza e ricerca economica Prometeia ha simulato due scenari: il primo prende in considerazione l’aumento soltanto per i prodotti già oggi
sottoposti a dazi, mentre nel secondo l’aggravio riguarda tutti i beni venduti negli Stati Uniti. Per l’Italia il costo aggiuntivo del nuovo protezionismo americano sarebbe di oltre 4 miliardi nel primo caso e di oltre 7 nel secondo, ma non sarebbero da meno le conseguenze per la Bergamasca: i dazi sull’export provinciale, che attualmente sfiorano di 47 milioni di euro, salirebbero a quasi 213 milioni nel primo scenario per arrivare a 294 nel caso di aumenti generalizzati.
Dopo Germania e Francia, gli Stati Uniti rappresentano il terzo mercato di sbocco per le imprese orobiche, che nel 2023 (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati definitivi sui dodici mesi) hanno venduto a Washington merci per 2 miliardi di euro (il 10% del totale provinciale), costituite per il 21% da macchinari (417 milioni), per il 19% da alimentari e bevande (340 milioni), per il 13% da prodotti chimici (228 milioni) e per l’11% da mezzi di trasporto (240 milioni).
Le esportazioni bergamasche
Dopo il Covid le esportazioni bergamasche verso gli Stati Uniti sono cresciute di oltre il 50%, seppur con una flessione di quasi il 5% nei primi nove mesi del 2024. «Un exploit - sottolinea la presidente di Confindustria Bergamo, Giovanna Ricuperati - frutto sia della ricerca di sbocchi alternativi da parte delle nostre aziende, sia delle politiche di sostegno all’export degli ultimi governi, ma va anche detto che quello statunitense è un mercato che riconosce un premium price al made in Italy. È interessante notare che su 270 milioni di prodotti agroalimentari esportati, ben 260 siano rappresentati da bevande, settore nel quale Sanpellegrino gioca un ruolo significativo».
I danni dei nuovi dazi americani saranno risparmiati alle 111 aziende bergamasche delocalizzate negli Usa e 135 unità controllate almeno al 50% dall’Italia, «ma abbiamo anche 31 imprese che hanno scelto di andare nei Paesi limitrofi, tra Messico e Canada, per servire il mercato statunitense, e questo crea ulteriore complessità nello scenario che si sta delineando», fa presente Ricuperati.
Lo scenario di incertezza
Uno scenario di «incertezza diffusa» dovuta al fatto che «l’imprevedibilità è diventata un tratto distintivo della strategia di Trump - sottolinea la presidente di Confindustria Bergamo -: Non c’è dubbio sulla direzione protezionistica del suo mandato, ma allo stesso tempo utilizza i dazi come strumento di pressione negoziale alla ricerca del miglior accordo possibile. In questo contesto, è sempre più probabile un’intensificazione degli incontri bilaterali, piuttosto che un’applicazione uniforme di regole punitive»
Ricuperati evidenzia il ruolo dell’Europa, che dovrà «difendersi e nello stesso tempo cercare nuove alleanze con i Paesi o le aree del mondo che aprono a nuove opportunità, come già accaduto in passato con l’accordo commerciale tra Unione europea e Corea del Sud o con il Canada attraverso il Ceta del 2017, portando in questi anni a una significativa intensificazione degli scambi, o con il recente accordo di partenariato con il Mercosur».
Stessa strategia vale per le aziende bergamasche: «Dovranno rimanere reattive e flessibili, monitorare i cambiamenti geopolitici, essere meno dipendenti possibile da pochi mercati ed esplorare le potenzialità di nuove aree», raccomanda Ricuperati, che assicura: «Confindustria, dal canto suo, intensificherà il suo ruolo di lettura dei cambiamenti in corso e di radar nella individuazione delle nuove opportunità a fianco delle imprese».
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