Valvole, «Starline» da realtà artigianale è diventata un pilastro del distretto
L’ANNIVERSARIO . L’azienda di Costa di Mezzate taglia il traguardo dei 50 anni. Attività avviata da Rota nel ’76. «Ora progetti pilota anche su idrogeno e nucleare»
Lettura 2 min.Da piccola realtà artigianale a pilastro del distretto valvoliero bergamasco. Starline festeggia il suo cinquantesimo anniversario da leader di un comparto che, nella sola provincia di Bergamo, vale quasi 2 miliardi di euro.Tutto ha inizio nel 1976 a Grumello del Monte, in un’officina di appena 400 metri quadrati, da un’intuizione di Santo Rota. «Mio marito decise di capitalizzare l’esperienza maturata in una multinazionale americana per scommettere su una propria visione industriale: intercettare la domanda crescente di valvole a sfera in acciaio forgiato, un segmento allora distinto dalle produzioni standard dell’epoca - racconta la moglie del fondatore, Carla Mangili, 75 anni, che per molti anni è stata vicepresidente dell’azienda -. Ha creato la Starline con una struttura e una visione internazionale fin dal primo giorno».
Quella lungimiranza è stata volano di una crescita costante: dal trasloco a San Paolo d’Argon nel 1986 fino all’attuale sede di Costa di Mezzate, inaugurata nel 2002, che si estende su 20.000 metri quadrati coperti. Starline è ormai una realtà da 55 milioni di euro di fatturato e quasi 130 dipendenti, con una capacità produttiva di 200.000 valvole all’anno. Il focus resta l’upstream Oil & Gas (oltre il 70% della destinazione finale), con un approccio rigorosamente «made in Italy».
Nel 2002 la svolta societaria: Santo Rota e sua moglie decidono di vendere al gruppo tedesco Samson. «Non avevamo eredi in azienda, ma volevamo garantirne la continuità - spiega Carla Mangili -. Abbiamo optato per il gruppo Samson perché ci aveva assicurato libertà di gestione, come poi effettivamente è stato. Siamo rimasti al timone altri nove anni per preparare i manager che ci avrebbero sostituito». Tra questi, Marco Ghilardi, entrato in Starline nel 1997 e diventato amministratore delegato nel 2012.
«I valori trasmessi dai fondatori sono stati sempre la nostra bussola – sottolinea Ghilardi -: professionalità e serietà, declinati in una politica di filiera che rifugge da logiche di pressione sui listini dei fornitori, scegliendo invece di farli crescere in parallelo con noi per garantirci continuità e qualità nel tempo».
Oggi Starline esporta il 90% della produzione, con il Medio Oriente come mercato principale, ed è tra le aziende promotrici dell’Industrial Valve Summit (Ivs) di Bergamo, la fiera a cadenza biennale arrivata quest’anno alla sesta edizione e diventata ormai uno degli appuntamenti internazionali più importanti del settore. Nonostante le recenti criticità logistiche nel Golfo Persico, ora in via di normalizzazione, le prospettive sono positive. «La necessità di diversificare le fonti e le rotte di approvvigionamento, per non dipendere da un singolo Paese o da passaggi critici come lo stretto di Hormuz, porterà ulteriori investimenti nell’oil & gas, anche in aree geografiche che ora hanno un ruolo marginale», è la previsione di Ghilardi.
Le nuove frontiere sono idrogeno e nucleare, due ambiti nei quali Starline sta portando avanti progetti pilota. «Abbiamo ottenuto l’accreditamento come fornitore certificato di componenti destinate alle centrali nucleari gestiste dalla società finlandese Fortum Energy, un tassello strategico che apre la strada a nuove commesse nel mercato energetico europeo», fa presente Ghilardi. Il segreto di 50 anni d’impresa? «Abbiamo sempre preferito la solidità dei legami ai volumi di breve termine - riflette Carla Mangili -. La nostra storia insegna che la qualità vince sulla quantità».
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