«Una vita al servizio degli ultimi in Ciad». Addio a padre Gherardi

IL LUTTO. Missionario di Torre de’ Roveri, gesuita, aveva 92 anni: in Africa costruì anche un’università. Il parroco: «Era infaticabile». Il sindaco: «Fece tanto bene».

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In oltre mezzo secolo di missione in Ciad ha messo in piedi ospedali, centri di salute e scuole professionali in campo sanitario e agricolo, arrivando addirittura a fondare anche una facoltà universitaria di Medicina a N’Djamena, la capitale. È una storia di fede e di servizio agli ultimi quella di padre Angelo Gherardi, missionario gesuita originario di Torre de’ Roveri, scomparso nella notte tra sabato e domenica a Gallarate, in una casa del suo ordine. Aveva 92 anni. La notizia della sua morte ha generato profondo cordoglio, soprattutto nel Paese africano, dove è ricordato con affetto e riconoscenza dalla popolazione locale, ma anche nel paese dell’hinterland bergamasco, a cui sempre è rimasto legato nonostante la distanza.

Cresciuto in una famiglia di umili origini, da cui ha mutuato una fede solida, entrò nella Compagnia di Gesù nel 1952, per poi essere ordinato sacerdote nel 1964. Fu destinato al Ciad negli anni Sessanta, quelli in cui la maggior parte dei Paesi africani stava ottenendo l’indipendenza. Nell’ex colonia francese trovò condizioni critiche, con la popolazione che moriva per malattie facilmente curabili, soffriva di carenze alimentari e non aveva acqua potabile.

Per questo il missionario bergamasco ha lavorato incessantemente, sul fronte pastorale, umanitario e sanitario, spendendosi per migliorare le condizioni di vita delle persone, rifiutando l’assistenzialismo in favore di uno sviluppo autonomo e radicato nel territorio.

«È stato un missionario infaticabile, sempre al servizio degli ultimi, capace di coinvolgere tante persone nelle sue iniziative. Si è speso con grande generosità, in tante opere di bene, come ospedali e centri di formazione»

Premiato dalle Nazioni Unite

Un impegno lungo più di 50 anni, che gli è valso numerosi riconoscimenti internazionali, anche da parte delle Nazioni Unite, oltre che del governo del Ciad. E soprattutto l’affetto e la solidarietà di migliaia di persone. «È stato un missionario infaticabile, sempre al servizio degli ultimi, capace di coinvolgere tante persone nelle sue iniziative - ricorda don Pierangelo Redondi, parroco di Torre de’ Roveri -. Si è speso con grande generosità, in tante opere di bene, come ospedali e centri di formazione».

La campana dei roveresi

Grande il dolore nella sua comunità di origine, stretta al dolore dei familiari. «Il bene che ha dispensato è stato tanto ed enorme - commenta il sindaco Matteo Lebbolo -. Il legame con Torre de’ Roveri è sempre stato forte, anche se rientrava poco, essendo così impegnato in Africa. Alcuni anni fa, come comunità roverese, abbiamo raccolto fondi per una chiesa che stava realizzando in Ciad e donato una campana con il simbolo del Comune di Torre de’ Roveri». I funerali saranno celebrati a Gallarate: la data non è ancora stata ufficializzata. Padre Gherardi riposerà nel cimitero di Torre de’ Roveri.

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