L’entusiasmo, il carburante che alimenta i sogni

IL COMMENTO. Se è vero che l’entusiasmo «è il carburante che manda avanti tutto» - come scrive Robert Pirsig nel suo racconto «Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta» - eventi come quello di ieri a mezzogiorno alla New Balance Arena sono come la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Favoriscono il fluire abbondante di questo carburante negli inariditi serbatoi del calcio di oggi. Il calcio delle porte chiuse e delle verità filtrate, per il quale la presenza dei tifosi diventa quasi un fastidio in tutto ciò che non è la partita. I tifosi che ieri hanno riempito la Curva Pisani per dare la spinta all’Atalanta «verso l’ennesima pagina storica» - recitava il volantino di convocazione diffuso in rete dalla Curva - e per far sentire «cosa significa rappresentare questa città». Perché la semifinale di mercoledì sera contro la Lazio, dopo il 2-2 dell’andata a Roma «vale più di una partita»: vale l’accesso a quella che sarebbe la settima finale della storia nerazzurra, ma soprattutto la quarta negli ultimi sette anni.

Durante i quali l’Atalanta si è consolidata a tal punto nell’élite del calcio che la Coppa Italia si è trasformata da sogno (qual era nel 1963, quando fu vinta, ma anche nelle sconfitte del 1987 contro il Napoli di Maradona e nel 1996 contro la Fiorentina di Batistuta, quando il solo esserci fu di per sé un’impresa) in obiettivo. Inquadrato come tale da Luca Percassi fin da novembre e come tale recepito lungo la strada da Raffaele Palladino e dai giocatori che non hanno mai perso occasione di ricordare l’importanza del trofeo. Soprattutto i de Roon, i Pasalic, i Djimsiti. Quelli che c’erano nella finale del 2019 proprio con la Lazio (sì, quella entrata nella storia per il mani di Bastos) e nelle due successive contro la Juve (2021 e 2024) perse in un mare di rimpianti. I tifosi sono stati chiari con cori e striscioni: «Noi vogliamo la Coppa Italia». E l’Atalanta ha accettato la sfida, abbracciandoli allo stadio e aprendo lo stretto di Hormuz degli allenamenti a porte chiuse per far affluire copioso, nei propri serbatoi, l’entusiasmo, il carburante che manda avanti tutto. Soprattutto, che alimenta i sogni, anche quando si sono trasformati in obiettivi.

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