Calcoli renali: le cause, i sintomi e i trattamenti innovativi
NEFROLOGIA. La calcolosi urinaria colpisce circa il 10-15% della popolazione nell’arco della vita e la sua diffusione è in crescita, soprattutto nei paesi industrializzati.
Humanitas Gavazzeni
A favorirla sono stili di vita sedentari, diete iperproteiche e una scarsa idratazione. Sempre più spesso, il problema riguarda anche le donne. «La calcolosi urinaria non è solo un episodio acuto — spiega il professor Angelo Porreca, responsabile dell’Urologia degli ospedali Humanitas Gavazzeni e Castelli e docente all’Humanitas University — ma una condizione cronica che richiede un inquadramento clinico e un monitoraggio nel tempo. Il rischio di recidiva è spesso elevato: colpisce circa il 50% dei pazienti entro cinque anni, anche se è possibile prevenirla con idratazione adeguata, riduzione di sale e proteine animali e una dieta ricca di frutta e verdura».
I calcoli si formano quando alcune sostanze presenti nelle urine — calcio, ossalato, acido urico — si cristallizzano nei reni. Le dimensioni variano da piccoli granelli a formazioni più grandi, capaci di ostruire le vie urinarie e causare la tipica colica renale: un dolore improvviso e intenso, che si irradia dal fianco all’inguine. Altri sintomi includono sangue nelle urine, bruciore minzionale, nausea e febbre nei casi complicati da infezione. Non mancano tuttavia i casi asintomatici, scoperti per caso durante esami di routine. Le complicanze non trattate possono essere gravi: ostruzione delle vie urinarie, sepsi, idronefrosi e, nei casi trascurati, danno renale irreversibile.«L’ecografia è il primo passo diagnostico — precisa Porreca — ma la TAC, in particolare l’Uro-TC, è oggi il gold standard per localizzare con precisione calcoli in ogni tratto urinario».
Il trattamento dipende dalle dimensioni e dalla sede del calcolo
Per quelli più piccoli si preferisce un approccio conservativo con idratazione e farmaci. Per i casi più complessi si ricorre a tecniche mininvasive come la Rirs (laser endoscopico retrogrado), la Pcnl (nefrolitotrissia percutanea) o la Eswl(onde d’urto extracorporee). Tra le più avanzate vi è la tecnica Ecirs — combinazione sinergica di approccio percutaneo e retrogrado — che consente di trattare litiasi complesse con un trauma minimo per il paziente.
«L’uso di strumenti endoscopici miniaturizzati — sottolinea il dottor Marco Giampaoli, urologo referente per la Calcolosi presso Humanitas Gavazzeni e Castelli — ha reso possibile trattare anche i casi più difficili con elevata efficacia e minore invasività». Proprio di Ecirssi parlerà il 23 aprile prossimo, nell’ambito dell’evento “Uro Total Training – Stone chapter” presso Humanitas Gavazzeni: una giornata formativa con sessioni live in sala operatoria, che vedrà proprio il dottor Giampaoli come responsabile scientifico.
Un punto di riferimento sul territorio bergamasco per questa patologia è lo Stone Center di Humanitas Castelli, centro dedicato alla diagnosi, trattamento e follow-up della calcolosi, dove nell’ultimo anno sono già stati effettuati oltre 200 interventi.
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