Diabete di tipo 1, all’ospedale Papa Giovanni somministrato il farmaco che ne ritarda l’insorgenza

LA NOVITA’. All’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stato somministrato per la prima volta a un paziente adulto in Italia il Teplizumab, anticorpo monoclonale che può ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 1. La terapia, destinata a soggetti in fase di prediabete, ha mostrato una buona tollerabilità.

Bergamo

Una nuova frontiera nella prevenzione del diabete di tipo 1 prende forma all’Ospedale Papa Giovanni XXIII, dove è stato somministrato Teplizumab, un anticorpo monoclonale capace di ritardare l’insorgenza della malattia. Si tratta di uno dei primi casi in Italia su un paziente adulto.

Il primo caso a Bergamo

A essere trattata è stata una donna di 34 anni, considerata ad alto rischio di sviluppare diabete di tipo 1. La paziente si trovava in una fase di prediabete (stadio 2), caratterizzata dalla presenza di almeno due anticorpi anti-cellule beta pancreatiche.
Il trattamento è consistito in un’infusione endovenosa di Teplizumab per 14 giorni, accompagnata da monitoraggio clinico quotidiano. La terapia è stata ben tollerata, con alcuni lievi effetti collaterali già noti. Dopo il periodo di osservazione, la paziente è stata dimessa in buone condizioni e continuerà i controlli nei prossimi mesi per valutare l’efficacia del farmaco.

Cos’è il Teplizumab e come funziona

Teplizumab è un anticorpo monoclonale che agisce sul sistema immunitario, riducendo l’aggressività dei linfociti T responsabili della distruzione delle cellule beta del pancreas. Studi clinici internazionali hanno dimostrato che il farmaco è in grado di ritardare in media di circa due anni l’esordio clinico del diabete di tipo 1, modificando la storia naturale della malattia.

Dopo l’approvazione della Food and Drug Administration (FDA) nel 2022, il farmaco ha ottenuto il via libera anche dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) a gennaio 2026 per adulti e bambini sopra gli 8 anni. In Italia è disponibile, in attesa dell’autorizzazione AIFA, per pazienti selezionati e previa approvazione del Comitato etico.

Un passo avanti verso la prevenzione

Il trattamento è stato eseguito sotto la supervisione di Nicolò Borella, diabetologo dell’Unità di Malattie Endocrine-Diabetologia, con il supporto della Medicina interna diretta da Roberta Caldara e del Day Hospital della Diabetologia. «Questo trattamento rappresenta un importante passo avanti verso una diabetologia sempre più orientata alla prevenzione – sottolinea il professor Roberto Trevisan, direttore dell’Unità –. L’introduzione di terapie immunomodulanti segna un cambiamento significativo nella prevenzione del diabete di tipo 1».

Diagnosi precoce e ruolo degli anticorpi

Il diabete di tipo 1 può iniziare mesi o anni prima della comparsa dei sintomi. In presenza di iperglicemia o fattori di rischio, è fondamentale eseguire test per la ricerca degli anticorpi. La presenza di almeno due anticorpi contro le cellule beta identifica uno stadio precoce della malattia, in cui interventi come il Teplizumab possono risultare più efficaci.

Le prospettive: focus su giovani e bambini

Le prospettive più promettenti riguardano soprattutto l’ambito pediatrico. La legge 130 del 2023 prevede l’attivazione di un Piano nazionale di screening per individuare precocemente i soggetti a rischio attraverso marcatori di danno beta cellulare.

Tra le categorie più esposte persone con malattie autoimmuni (celiachia, tiroidite, psoriasi, vitiligine), soggetti con familiarità per diabete di tipo 1, individui con iperglicemia occasionale

Il ruolo del Papa Giovanni XXIII

«Il nostro ospedale conferma il proprio ruolo di centro di riferimento per l’innovazione clinica e terapeutica in diabetologia», ha dichiarato il direttore generale Francesco Locati. La forte vocazione pediatrica della struttura permetterà, in prospettiva, di estendere questo approccio anche ai bambini, come già avviene in pochi centri italiani.

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