La «trombosi del viaggiatore», ecco come prevenirla

L’INTERVISTA. Ne parliamo con il dottor Jason Mognarelli, specialista dell’Unità di Chirurgia vascolare del Policlinico San Marco.

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La chiamano «trombosi del viaggiatore» poiché può colpire chi viaggia in aereo, ma anche in auto o in treno, per lunghe tratte, come succede in questo periodo. Rimanere seduti per molte ore, senza potersi muovere liberamente e in uno spazio limitato come quello del sedile, infatti, può causare problemi alla circolazione venosa. Come prevenirli se si sta per partire per un lungo viaggio? Ne parliamo con il dottor Jason Mognarelli, specialista dell’Unità di Chirurgia vascolare del Policlinico San Marco e chirurgo vascolare del Policlinico San Pietro e di Smart Clinic all’interni de «Le Due Torri» di Stezzano.

Dottor Mognarelli, che cos’è la trombosi del viaggiatore?

«La trombosi del viaggiatore, in termini scientifici, è una trombosi venosa profonda (TVP) e consiste nella formazione di un coagulo di sangue (trombo). Più frequentemente si verifica a livello del sistema venoso degli arti inferiori, ma può formarsi in qualsiasi parte del corpo. Questo coagulo può occludere del tutto o in parte i vasi sanguigni creando così un ostacolo alla normale circolazione sanguigna, provocando un conseguente aumento della pressione nella zona interessata. Si tratta di una condizione molto pericolosa, poiché il trombo, o un suo frammento, può staccarsi dalla sua sede d’origine formando un embolo che può raggiungere il circolo polmonare ostruendolo».

Quali i principali fattori di rischio?

«Il maggior fattore di rischio è rappresentato da un’aumentata stasi venosa dovuta all’immobilità prolungata degli arti e all’inattività della pompa muscolare e, in particolare, dei muscoli dei polpacci. Altri fattori di rischio sono avere un tumore; soffrire di un difetto della coagulazione; essere stati sottoposti di recente a un intervento chirurgico o aver subito un trauma; l’età avanzata; la gravidanza; l’uso di estrogeni (inclusa la pillola anticoncezionale); l’obesità; il fumo».

Come si manifesta?

«In molti casi può rimanere asintomatica. In altri casi può manifestarsi con gonfiore, dolore e tensione a carico di una gamba, che può diventare rossa e più calda dell’altra, e crampi ai polpacci».

Cosa si può fare per prevenirla?

«Se si deve affrontare un lungo viaggio, più di 6-8 ore, è utile seguire alcune indicazioni tra cui muovere le gambe anche durante la posizione seduta per aiutare e migliorare il flusso sanguigno; eseguire flessioni, estensioni e rotazioni delle caviglie per attivare la circolazione sanguigna; in aereo scegliere se possibile un posto sul corridoio in modo da essere più liberi di alzarsi ogni tanto e camminare lungo il corridoio; indossare calze a compressione graduata sotto al ginocchio; evitare abiti stretti all’inguine e ai polpacci; bere abbondante acqua; evitare bevande alcoliche e/o a base di caffeina prima e durante il volo. Questi suggerimenti valgono per tutti anche in assenza di fattori di rischio. Nelle persone a rischio molto elevato, invece, il medico, valuterà se prima del viaggio sia opportuno seguire una profilassi con farmaci antitrombotici».

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