Terapia del dolore, non serve coprirlo, occorre «spegnerlo»
SANITÀ. La terapia del dolore è una branca della medicina dedicata alla prevenzione, valutazione e trattamento del dolore, soprattutto quando diventa persistente o difficile da controllare.
Non si limita a «coprire» il sintomo, ma punta a individuarne le cause e a ridurne l’impatto sulla qualità della vita, attraverso approcci personalizzati. Ne parliamo con il dottor Alessandro Terrani, anestesista, referente dell’Ambulatorio di terapia del dolore e medicina integrata recentemente attivato al Policlinico San Marco.
Dottor Terrani, il dolore è sempre un segnale utile?
«Non sempre. Il dolore acuto, ad esempio causato da un trauma o da un’infiammazione, ha una funzione protettiva perché segnala un problema in atto. Il dolore cronico, invece, ovvero quello che dura più di tre mesi, perde spesso questa funzione e diventa una vera e propria malattia, influenzando sonno, umore, mobilità e relazioni sociali».
In quali casi può essere utile rivolgersi a uno specialista in terapia del dolore?
«La terapia del dolore è indicata ad esempio quando il dolore persiste nel tempo nonostante le cure tradizionali, se limita le attività quotidiane, se è associato a patologie croniche o compare dopo traumi o interventi chirurgici. In questi casi, un approccio specialistico può aiutare a trovare soluzioni più efficaci e mirate».
Quali sono le forme più comuni di dolore che si possono trattare?
«Nel nostro ambulatorio ci occupiamo in particolare di dolore osteo-articolare e muscolo-scheletrico (lombalgia e lombosciatalgia, cervicalgia e cervicobrachialgia, dolore articolare), dolore neuropatico (nevralgie, dolore post-traumatico o post-chirurgico), dolore cronico diffuso come quello causato dalla fibromialgia e dolore gastroenterologico funzionale».
Che tipo di farmaci si utilizzano?
«La terapia farmacologica si avvale dell’utilizzo di diverse tipologie di farmaci, modulati in base alle caratteristiche cliniche del singolo paziente. La scelta, in particolare, tiene conto di tanti aspetti: non solo le caratteristiche del dolore (intensità, durata, fattori scatenanti) ma anche le condizioni cliniche generali, eventuali comorbidità e terapie concomitanti, e, non da ultimo, l’impatto che il dolore ha sulla qualità di vita e le aspettative del paziente. Per questo il percorso di cura inizia sempre con una valutazione algologica approfondita sulla base della quale lo specialista imposta la terapia più efficace che può prevedere farmaci analgesici e antinfiammatori o terapie mirate per il dolore cronico complesso, come gli oppiodi. Un altro approccio efficace e sicuro per la terapia del dolore è rappresentato dall’agopuntura, in associazione ai farmaci “convenzionali” o da sola, in particolare quando il dolore presenta una componente muscolare, funzionale o cronica. La stimolazione di specifici punti corporei che sta alla base dell’agopuntura, infatti, può favorire la modulazione del dolore, il rilassamento muscolare e il miglioramento della funzionalità».
Ma la terapia del dolore elimina completamente il dolore?
«Non sempre è possibile eliminarlo del tutto, ma nella maggior parte dei casi è possibile ridurlo significativamente e migliorare la qualità della vita, garantendo al tempo stesso la massima sicurezza per il paziente. Per questo nel percorso terapeutico è fondamentale la rivalutazione periodica dell’efficacia del trattamento».
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