«La musica è la nostra memoria». Luciano Ravasio e la sua «L’è de ’Lbì»

L’INTERVISTA. «La cosa più importante da insegnare ai ragazzi è la stessa che insegnavano a me: studia e sii buono». Luciano Ravasio è un volto molto amato: ex insegnante, cantautore e cantante, con la sua chitarra racconta le memoria della nostra terra.

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«Ho insegnato per una vita, soprattutto alle scuole medie. La base era Chignolo d’Isola, io abito a Terno d’isola e quindi ho sempre giocato in casa». Da insegnante a cantante? «C’entra sempre la scuola, ero un ragazzo e con altri amici eravamo rimasti colpiti dai Beatles, visti in televisione». Da lì alla chitarra il passo è stato breve: «Si imparava da soli, e in collegio ci insegnavano a suonare le canzoni popolari, in bergamasco».

Tutto detto e tutto immagazzinato, Ravasio ha iniziato a cantare e a prendere le canzone nazionali e internazionali trasformandole in cantate in bergamasche: «La musica è una passione, è sogno, è voglia di raccontare e di tenere memoria». Poi con il sorriso: «Tante le canzoni fatte, sicuramente quella che mi ha reso famoso mi riporta ancora ai Beatles: da Let it be a L’è de ’Lbì».

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