Agricoltura, a Siena incontro su 'Acqua piovana, bene prezioso'
(ANSA) - SIENA, 10 OTT - Raccogliere, conservare e gestire l'acqua. E farlo in fretta: "Le infrastrutture non sono più rinviabili". È il messaggio emerso dal confronto 'Acqua piovana, bene prezioso', promosso da Upa Siena nell'ambito di 'Nel Campo dell'Attualità'. Gli invasi "non sono alternativi, così come non lo sono infrastrutture, tutela del suolo, recupero delle acque e innovazione tecnologica. Devono diventare parti di una strategia comune", serve "una programmazione strutturale capace di accompagnare le imprese in uno scenario climatico profondamente cambiato".
Per Lorenzo Signorini, presidente di Upa, "dobbiamo diventare propositivi e non soltanto reattivi", richiamando il confronto sulla futura Pac e la necessità che il tema trovi adeguato spazio nelle politiche agricole dei prossimi anni. Donato Rotundo, direttore dell'area sviluppo sostenibile e innovazione di Confagricoltura, ha evidenziato come il 2026 abbia ulteriormente confermato la gravità della situazione: non cambia soltanto la quantità delle precipitazioni, ma anche la loro distribuzione nel corso dell'anno. Mauro Grassi, direttore della Fondazione Earth and water agenda, ha richiamato l'attenzione sulla necessità di aumentare la capacità di accumulo: a suo parere sarebbe necessario portarla dagli attuali circa 300 milioni a circa 600 milioni di metri cubi, intervenendo contemporaneamente sulla riduzione delle perdite e sul riutilizzo delle acque non convenzionali. Fabio Zappalorti, dg del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, ha evidenziato come nel corso dell'estate corsi d'acqua come Arbia, Merse e Orcia abbiano raggiunto "situazioni di estrema sofferenza, fino a tratti completamente asciutti". Altro nodo centrale è quello dell'irrigazione collettiva, ancora poco sviluppata in Toscana.
Giovanni Massini, direttore difesa del suolo e protezione civile della Regione Toscana, ha sottolineato come "i cambiamenti climatici non sono il futuro, sono il presente".
Particolare attenzione è stata posta poi sul bacino dell'Ombrone grossetano, indicato come una delle aree più critiche della Toscana e come un territorio nel quale la disponibilità di un grande invaso rappresenterebbe un elemento strategico. Resta aperto il tema dell'invaso sul Merse, il cui percorso ha incontrato difficoltà procedurali legate anche alla presenza di aree protette. (ANSA).
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