Allo studio un vaccino personalizzato contro il glioblastoma

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Sono incoraggianti i primi risultati ottenuti dalla sperimentazione di un vaccino personalizzato contro il glioblastoma, il tumore del cervello più aggressivo, noto per la sua rapida crescita e l'elevata resistenza alle terapie. Somministrato a nove pazienti , il vaccino è riuscito ad attivare il sistema immunitario e a rallentare la progressione della malattia, prolungando anche la sopravvivenza. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature Cancer ed è stato coordinato da Tanner Johanns della Washington University School of Medicine, Gavin Dunn del Massachusetts General Hospital e Niranjan Sardesai dell'azienda biotech Geneos Therapeutics.

Il vaccino, chiamato GNOS-PV01 , si basa su molecole di Dna ingegnerizzato in modo da stimolare il sistema immunitario a riconoscere proteine chiamate neoantigeni, che si trovano sulle cellule cancerose e sono uniche e specifiche per ogni paziente . Grazie a un nuovo metodo, il vaccino è in grado di colpire fino a 40 neoantigeni , il doppio rispetto alle terapie elaborate fino ad oggi . Il grande numero di potenziali bersagli è importante perché il glioblastoma può evolversi e sfuggire così alle difese immunitarie. In questo caso, però, anche se il tumore perde alcune delle sue proteine, il vaccino è comunque in grado di generare una risposta contro molti altri bersagli.

Il vaccino è stato somministrato ai partecipanti circa 10 settimane dopo l'intervento chirurgico , con iniezioni effettuate ogni 3 settimane per un periodo di 9 settimane e, successivamente, ogni 9 settimane . Tutti i pazienti hanno mostrato un significativo aumento dell' attività immunitaria . A 6 mesi dall'intervento chirurgico , due terzi dei partecipanti non mostravano segni di progressione del tumore e due terzi sono sopravvissuti per 1 anno , laddove raggiunge questo traguardo tipicamente solo il 40% dei malati . Dopo 2 anni era ancora in vita un terzo degli individui , un dato doppio rispetto alla sopravvivenza media per questo tumore. Una paziente , infine, è ancora in vita e libera da recidive a quasi cinque anni dalla diagnosi iniziale .

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