Dall'Italia la prima analisi globale sul ripristino delle paludi salmastre
Gli effetti di differenti interventi di ripristino delle paludi salmastre , sempre più minacciate da attività umane e da cambiamenti climatici , sono al centro di uno studio condotto da un team di ricerca dell'Università di Padova e pubblicato sulla rivista Global Change Biology. Il ripristino di questi ambienti, come la laguna di Venezia , è infatti una priorità per contrastare il degrado ambientale e per la conservazione degli ecosistemi costieri. I dati emersi dalla ricerca evidenziano quanto il successo del ripristino dipenda dal contesto locale , sottolineando l'importanza di adottare strategie mirate ed evitare approcci eccessivamente complessi in assenza di prove chiare sulla loro efficacia.
"In questo studio abbiamo realizzato la prima meta-analisi globale che mette a confronto cinque diversi tipi di interventi di ripristino attivo delle paludi salmastre ", spiega Serena De Lauretis, ricercatrice del dipartimento di Biologia dell'Università di Padova e prima autrice dello studio. "I risultati mostrano che gli interventi di ripristino basati su una singola azione gestionale tendono, nella maggior parte dei casi, a riportare le paludi verso condizioni simili a quelle naturali, sebbene con una forte variabilità tra gli studi analizzati. Al contrario, i progetti che combinano simultaneamente due o più tipologie di intervento mostrano spesso una minore efficacia complessiva del ripristino e una maggiore i ncertezza dei risultati ".
Nello studio sono stati considerati come interventi singoli la piantumazione di nuova vegetazione di barena, i ripascimenti di sedimento, il ripristino del flusso di marea in aree bonificate , la fertilizzazione per favorire la crescita della vegetazione. Gli " interventi complessi", invece, consistono nella combinazione contemporanea di due o più di queste azioni all'interno dello stesso progetto di restoration.
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