Gli scienziati italiani riconosciuti all’estero, ma non la scienza

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Gli scienziati italiani sono molto riconosciuti all’ estero , ma non accade lo stesso per la scienza italiana . Lo ha detto il segretario generale di Aspen Institute Italia, Angelo Maria Petroni, a margine della tavola rotonda organizzata dall’istituto sul soft power, ossia la capacità di uno Stato di ottenere consenso facendo leva sulla sua cultura , i valori politici e le politiche estere . La scienza non riesce quindi a far parte del soft power italiano e, più in generale, l’ Italia stenta a tradurre il suo c apitale culturale in una strategia coerente sullo scenario internazionale .

“Non vedo un modello scientifico italiano riconosciuto in giro per il mondo. Sono riconosciuti gli scienziati italiani , questo sì: si distinguono all’ estero per la loro flessibilità , la capacità di risolvere problemi e di cooperare ”, osserva Petroni. “E’ ovvio che hanno anche una buona formazione, ma a colpire è soprattutto la capacità di mediare e gestire conflitti , aggiudicandosi così ruoli direttivi . Per quanto riguarda la scienza però, al massimo l’Italia resta, tra i fisici , il Paese di Fermi”.

In generale, dalla tavola rotonda è emerso che manca una piattaforma unitaria in grado di ridurre la frammentazione del soft power italiano, per esempio migliorando il coordinamento con gli enti locali e valorizzando il ruolo dell ’iniziativa privata e del mecenatismo d’impresa. Il problema non è l’assenza di soft power, ma un eccesso di capitale culturale rispetto alla capacità di organizzarlo in una strategia coerente.

Nonostante sia molto attrattiva a livello internazionale, l’ Italia fatica a fare scelte strategiche per affrontare i grandi cambiamenti in corso, a partite dal digitale . In quest’ottica, secondo gli esperti di Aspen, è fondamentale “allargare lo sforzo di promozione della cultura italiana, dalla dimensione tradizionale, caratterizzata da arte, lingua, patrimonio storico, alle eccellenze scientifiche e tecnologiche del Paese” e “in questo senso la comunità di ricercatori, professionisti e imprenditori italiani attivi all’estero, così come i ‘cervelli’ di altri Paesi che si sono formati nel sistema italiano, rappresentano una risorsa culturale ancora ampiamente sottoutilizzata”.

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